(16/12/2012) SANT'AGATA DI PUGLIA :SALVATORE FERRARI IL PITTORE DELLA CHIESA DELLA TRINITA' di Mario De Capraris | ||
La Pala Ph G. Magnisio | La Chiesa della Trinità Ph G. Magnisio | |
Dei numerosi artisti che nel tempo hanno eseguito i loro lavori nelle chiese di Sant'Agata, di alcuni, che non avevano grande fama, pochissime notizie sono arrivate fino ai giorni nostri. Uno di essi è Salvatore Ferrari da Rivello, Potenza, l'artista che dipinse la pala originaria nella chiesa della Trinità. Nel giugno del 1720 arrivò a Sant'Agata che non si aspettava di trovare in un paese popoloso un luogo di culto di dimensioni così ridotte qual era la chiesa della Trinità. Ma accettò con entusiasmo l'incarico perchè convinto che non sono le dimensioni delle chiese a determinare la forza della fede. La piccola chiesa gli ricordava quelle in cui aveva lavorato fino allora. In fondo era quello cha aveva sempre voluto fate: il pittore delle chiese di campagna, degli affreschi di cappelle solitarie, raffigurando i santi di cui conosceva le vite e dai quali era affascinato. Quando era stato chiamato a Roma per lavorare nelle grandi chiese con lauti guadagni, aveva rifiutato, perchè avrebbe perso il gusto di dipingere. Niente gli procurava più piacere che trovarsi a lavorare nelle chiesette dei piccoli borghi, d'estate, tra le cicale e l'odore del grano, tra la sincera fede della gente contadina che non gli faceva mai mancare un piatto per il pranzo. Nella chiesa della Trinità il suo obiettivo fu subito quello di suscitare interesse in chiunque fosse entrato. Sul momento per il soggetto non aveva un'idea precisa, ma si propose comunque di essere fedele al suo progetto, peraltro comune a quel tempo, di rappresentare la divinità sulla terra. Aveva in mente due soggetti da rappresentare: Le Stimmate di San Francesco d'Assisi e la Trinità Terrestre, ma non realizzò né l'uno né l'altro. In seguito nel 1740 avrebbe eseguito il primo nella chiesa di Sant'Antonio a Corigliano Calabro e il secondo nel 1756 nella chiesa matrice di Rivello. Ma sin da quando iniziò, una strana sensazione non lo abbandonò: gli sembrava che sulla sua opera ci fosse un certo scetticismo, e la famiglia Basso-Nova, che gli aveva commissionato il lavoro, non riusciva a vincere l'indifferenza della gente nonostante fosse interessata e prodiga di consigli verso il pittore. Era come se le persone non tenessero nella dovuta considerazione la chiesa e di conseguenza ritenessero superfluo tutto ciò che vi venisse fatto all'interno. Per reazione allora Ferrari fu preso da una risolutezza che lo portò a progettare una pala grandiosa: se ognuno riteneva che comunque la chiesa sarebbe rimasta di second'ordine, non all'altezza delle altre, ebbene lui avrebbe rappresentato la generosità divina che non conosce limiti. Là dove chiunque fosse entrato non si sarebbe aspettato nessuna meraviglia, l'opera di Ferrari sarebbe stata superiore alla meraviglia. A lavoro finito, talmente fu soddisfatto del risultato, che disse: “Quest'opera io stesso se volessi rifarla non sarei capace di eguagliarne il valore. Pensare che tra qualche secolo sarà ancora lì da ammirare mi dà una gioia indescrivibile.” Ma la pala non riuscì ad arrivare nemmeno al terzo secolo successivo che scomparve. Infatti nel 1980 un nuovo affresco, quello di Enzo Liberti, sostituì l'opera del pittore di Rivello. A tutt'oggi, nella chiesa della S.S. Trinità, sotto l'affresco di Liberti, è conservata ancora la pala del 1720 di Salvatore Ferrari da Rivello, Potenza, il pittore che aveva voluto rendere grande una chiesa piccola.
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