(11/12/2012) FOGGIA, UNA PUGLIA DIVERSA PER " LA LUNA E' SVEGLIA " di Redazione | ||
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di Ilaria Fioravanti
FOGGIA – Non è la solita Puglia quella che ha voluto raccontare il giovane Lorenzo Sepalone con La luna è sveglia, il suo ultimo lavoro cinematografico, proiettato ieri sera, alle 19 circa, presso Laltrocinema Cicolella, alla presenza di quasi tutto il cast tecnico e artistico e davanti ad un folto pubblico.Nel cortometraggio, presentato ieri in anteprima nazionale e girato lo scorso maggio, non si vedono uliveti né pianure assolate, non ci sono il mare né le distese di grano della tipica Puglia da iconografia. La luna è sveglia è girato di notte, perlopiù in interni, ma anche per le strade di una Foggia contemporanea, decadente e misteriosa. La storia che il 22enne foggiano ha voluto proporre è quella di due soli che si incontrano in notte buia e ambigua. Raul, un cantautore abbandonato dal successo, interpretato da Totò Onnis, e Laura, una prostituta che riceve i suoi clienti in casa (Nadia Kibout, già a Foggia per aver preso parte al Festival del cinema Indipendente), scoprono incontrandosi che la loro vita può ancora cambiare e che sopra agli errori fatti si può ricostruire. Seppur tra dialoghi caratterizzati da un certo ermetismo, c’è una simbologia chiara nel lavoro di Sepalone che visivamente (grazie all’ottima fotografia di Ugo Lo Pinto, insegnante presso la scuola di cinema “Ecole de la cité” di Parigi), ma non concettualmente, oppone il bianco al nero, la luce all’ombra, la donna “angelicata” a quella “maledetta”, e quindi il bene al male. Non sappiamo se volontariamente, ma è intriso di taoismo La luna è sveglia: nel cortometraggio, girato con una maestria tecnica notevole per un 22enne, scorgiamo infatti Yin e Yang, purezza e ambiguità che si fondono senza giudizi morali, perché la filosofia orientale non separa quasi mai il buono dal cattivo, considerandoli elementi di differenziazione complementari. Tra citazioni felliniane e musiche originali, firmate da Alessandro Pipino, compositore e polistrumentista dei Radiodervish, la caratteristica di fondo del cortometraggio di Sepalone è la stessa che sta alla base del taoismo e del confucianesimo: una condizione di inappagabile desiderio che fa tendere al cambiamento, nelle filosofie orientali appunto associato al simbolo del Tao. Quel cerchio diviso tra bianco e nero, di cui si potrebbe scorgere una rappresentazione nella prima inquadratura di La luna è sveglia, con il bicchiere di latte ripreso dall’alto su sfondo nero, da sempre viene rappresentato artisticamente come un flusso, un fluido o comunque un’entità che scorre. Seguendo questa logica, non sembra casuale la scelta del regista di utilizzare il latte e l’acqua come simboli di passaggio e di purificazione, anche a ricordare, come fa Laura con Raul, che non si può mai dire che “lo spettacolo sia finito”, perché l’esistenza è soggetta alla ciclicità tipica del taoismo: non c'è un punto d’origine né uno finale, tutte le cose dell'universo sono soggette ad un ciclo eterno che non procede in linea retta. Tratto da wwww.daunianews.it
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