(31/07/2012) SANT'AGATA DI PUGLIA : LA PALA DI PACECCO DE ROSA NELLA CHIESA DI S.NICOLA di Mario De Capraris | ||
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Giovan Francesco “Pacecco” De Rosa era nato a Napoli il 17 dicembre del 1607. Imparò l'arte del pittore dal patrigno Filippo Vitale e, come gli altri artisti dell'epoca, ebbe a dipingere soggetti religiosi. Aveva raggiunto una sua maturità artistica e aveva ormai dipinto per diverse chiese in molte città del Meridione quando gli giunse la proposta di dipingere una pala in quel di Sant'Agata. “E dove si trova questo paese?” chiese per niente interessato al committente che era andato a trovarlo nella sua bottega a Napoli. “Non è distante. È a pochi chilometri da Avellino” disse l'altro che cercava di invogliarlo nell'impresa conoscendo il valore dell'artista e già prefigurando di quale meraviglia si sarebbe impreziosita la chiesa madre. “Ma la mia opera è richiesta per una chiesa?” “Sì” si affrettò a dire l'altro. “E nel vostro paese ci sono chiese?” “Se ce ne sono? Ma se quasi quasi ci sono più chiese che case.” “Vedete” disse Pacecco “io è da tempo ormai che lavoro per le grandi chiese delle città. Voi m'avete detto che questo è un paesello. Vi pare che posso muovermi da Napoli per una chiesiola dove forse sarà pure difficile lavorarci?” “Nossignore, non è una chiesiola. Tutt'altro. È la chiesa madre. Voi non immaginate quanta gente raccoglie.” “Vi farò sapere” disse Pacecco sempre riluttante, e il committente, che non era riuscito a commissionare nulla, se ne tornò alquanto deluso a Sant'Agata. Dopo qualche tempo si venne a sapere che Pacecco aveva accettato. Avrebbe eseguito la pala per la chiesa di San Nicola. La notizia si sparse in un attimo e, il giorno dell'arrivo dell'artista, nella piazza si radunò tanta di quella gente che aspettava impaziente. Pacecco intanto, nella carrozza che lo portava al paese, era ancora poco convinto della sua decisione, specialmente quando sulla strada sotto il paese un vento furioso fu quasi sul punto di rovesciare la carrozza. Mentre saliva per le curve e guardava giù lo strapiombo, riflettè sconsolato: “Non dovevo accettare. Qui è già tanto se non mi ritrovo in fondo al burrone.” Fu con questi pensieri che arrivò sulla piazza, ma l'entusiasmo della folla, il sincero benvenuto con cui fu accolto bastarono a farlo ricredere. Quella folla meritava la sua opera. Quando chiese alle autorità religiose quale soggetto preferivano per la pala, gli risposero che aveva carta bianca, ma che, data la semplicità della popolazione dedita ai lavori umili della campagna, era preferibile un soggetto di fede e di autentici valori morali. Allora Pacecco non ebbe dubbi: non poteva raffigurare che l'adorazione della Madonna. I santi più comuni, quelli più semplici, avrebbero interpretato i sentimenti di quella gente: S.Gaetano e S.Domenico. Nacque così la “Madonna con Bambino con i Santi Domenico e Gaetano e l'Angelo Custode” di metri 3,30 x 2,55. Una mattina, che come al solito si radunava una piccola folla ad assistere al maestro mentre procedeva nella sua opera, quale non fu lo stupore dei visitatori quando si trovarono di fronte ad una nuova figura che il Pacecco aveva inserito nel quadro. “Ma... quello è un diavolo” esclamarono in coro. “Beh, che c'è di strano?” disse calmo Pacecco. “Dipingere il diavolo in una chiesa.....” dissero quelli. “Perchè? Volete fare finta che il diavolo non esiste? Però, se ci fate caso, è l'elemento disperato del quadro. Non vedete quanta bellezza lo sovrasta?” Quelli del pubblico alzarono gli occhi in alto e riconobbero che effettivamente il contrasto della figura del diavolo rendeva ancora più splendente tutto il resto. Allo stesso modo del pubblico, anche l'angelo dalla chioma fluente – in primo piano sulla pala, che si prodiga a braccia aperte verso un bisognoso – alza gli occhi estasiato verso la Madonna. Il diavolo, in basso nell'angolo, non degnato di attenzione né del minimo sguardo, trattiene la sua stizza con la mano sulla bocca. Pacecco De Rosa terminò la sua pala nella chiesa di San Nicola nel 1654 e considerò la sua esperienza a Sant'Agata come la più ricca dal lato umano e la più esaltante della sua carriera e della sua vita. Due anni dopo morì. Un umile pittore aveva consegnato alla storia e a un piccolo paese del Sud (quello dove si era recato di malavoglia) un'opera di valore inestimabile.
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