(10/06/2012) LA FESTA DEL CORPUS DOMINI E LA CONFRATERNITA DEL SS.MO SACRAMENTO A SANT'AGATA DI PUGLIA di Dora Donofrio Del Vecchio | ||
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Risale al Medioevo il culto dell’Eucaristia che consolidò dopo il Concilio di Trento. Al Santissimo doveva essere riservato un luogo particolarmente devoto e per dare degna collocazione al tabernacolo, si costruirono altari, cappelle, cappelloni ed anche chiese. La preziosità degli altari, delle balaustre, dei tabernacoli, la ricchezza di arredi e decorazioni caratterizzano tutte le cappelle del Santissimo, soprattutto tra ‘600 e ‘700. A diffondere il culto furono, oltre agli Ordini religiosi, le confraternite del SS.mo Sacramento. A Sant’Agata la fraternità del SS.mo Sacramento fu promossa, su proposta del sacerdote don Savino Calcagno, nel 1564 dall’Università, che perciò aveva diritto a nominare il rettore. Si costituì nella chiesa di S. Nicola appena concluso il Concilio di Trento con lo scopo di sostenere l’ortodossia tridentina ed arginare le eresie, particolarmente la protestante. Nel 1584 si aggregò all’Arciconfraternita di Roma che aveva sede nella chiesa di S. Maria sopra Minerva. Inizialmente era costituita da nobili, uomini e donne, ed associava anche ecclesiastici. Con il tempo si aprì a tutte le classi sociali. Un’altra confraternita del SS.mo Sacramento fu istituita nella chiesa di Sant’Angelo a fine ‘800. La fraternità del SS.mo Sacramento possedeva numerosi beni, anche un mulino ad acqua in località Trisciti sul Frugno, e numerosi capi di bestiame. Aveva la sua cappella in fondo alla navata sinistra della chiesa matrice di S. Nicola, fatta costruire nel 1642, e la sua campana sul campanile della stessa chiesa. La cappella era dotata di preziosi arredi sacri, tra cui lampadari ed ostensorio sottratti dai francesi nel 1799. Gestiva con altre istituzioni locali il Monte frumentario di S. Lorenzo, e il Monte per Maritaggio istituito da Nicola Iacopo Turris nel 1606, assegnando tre maritaggi a donzelle povere ed oneste il giorno del Corpus Domini. La confraternita con il parroco portava il Viatico agli infermi, elargiva elemosine ai bisognosi, provvedeva a pagare il dovuto alle nutrici che allattavano gli esposti, al trasporto ed alla sepoltura gratuita dei defunti poveri. Oltre alle opere di pietà, curava tutte le attività di culto come la festa del Corpus Domini, l’Ottavario, l’adorazione del SS.mo Sacramento con le Quarantore. Nei nostri paesi, afflitti da angustie di ogni sorta, si allestivano le Quarantore anche in caso di calamità naturali, come la siccità, come si fece a spese del Municipio di Sant’Agata (ducati 15) per la terribile siccità del 1828 e del 1829. I confratelli dovevano intervenire alle processioni ed alle cerimonie di “pubblico bene” con proprio vestito (camice bianco e mozzetta rossa), sotto la propria croce ed il proprio gonfalone. La processione del Corpus Domini, la più solenne di tutte le processioni, perché “Cristo andava per la terra”, vedeva la partecipazione di tutto il clero, di tutte le confraternite, di numeroso popolo, comprese le autorità civili, e di tante bambine vestite di bianco. I lavori erano sospesi, le campagne deserte. La vigilia della festa le giovani andavano a raccogliere rami di ginestre con cui ornavano, a mo’ di corrimano, le strade processionali. Per la processione, durante la quale si mostrava ai fedeli l’Ostia consacrata, ovvero il Corpo di Cristo, si faceva uso di ostensori preziosissimi, portati sotto baldacchini a quattro, a sei o ad otto aste, preceduti da chierici recanti flabelli. Le aste erano rette da rappresentanti di nobili ed autorità. Sotto una fitta pioggia di petali di rose, di begonie e ginestre, la processione si snodava per le strade riccamente addobbate da preziose tovaglie e coperte di seta che pendevano da finestre e balconi. Sostava ove erano apparecchiati suggestivi e spettacolari “altarini”. Il parroco intonava il Tantum Ergo, impartiva la benedizione, mentre echeggiavano spari di bengala, tra intenso profumo di incenso e di fiori. Suonavano a distesa le campane di tutte le chiese e la banda musicale eseguiva musiche eucaristiche. Quando la processione arrivava in piazza sostava finché non si esauriva lo sparo dei fuochi pirotecnici e non si impartiva la benedizione ai campi. Dora Donofrio Del Vecchio
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