(25/05/2012)
L'EUROZONA


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Si è fatto un gran parlare della crisi dell’euro a livello europeo; in effetti, si tratta di una crisi planetaria. Il 1° gennaio 1999 l’euro è divenuto la moneta unica dell’Unione europea. L’introduzione dell’euro è stato un evento storico di grande importanza giacché ha rappresentato il frutto della cooperazione dei Paesi membri per creare un’Europa più forte dal punto di vista economico.
        Una moneta unica avrebbe reso, infatti, gli scambi tra paesi membri più agevoli e meno costosi per le imprese.       Con l’introduzione dell’euro, in particolare, la commissione di cambio (la tassa dovuta alle Banche che eseguono l’operazione) non sarebbe stata più pagata e ciò avrebbe contribuito a rendere più competitivi i prezzi delle imprese, avvantaggiando anche i cittadini che, a loro volta, avrebbero pagato di meno i beni prodotti. Dal 1° gennaio 2002 abbiamo chiamato i soldi con un altro nome, convinti che il nostro potere di acquisto non sarebbe cambiato.
       Gli avvenimenti che si sono verificati nell’arco di un decennio sono a noi ben noti, li abbiamo vissuti con momenti altalenanti, anche di preoccupazione e timore per il futuro.   L’Europa ha avuto una moneta unica, ma ogni paese membro dell’U.E. ha mantenuto un suo bilancio interno, presentando alla fine dell’anno i suoi rendiconti: tanti stati sovrani, una sola moneta.
       Negli ultimi tempi economisti, esperti finanziari e attenti osservatori dell’evoluzione storica del nostro e degli altri paesi europei ci hanno informato che gli equilibri finanziari ed economici non erano sostenibili. La crisi finanziaria attuale s’innesta su una pregressa crisi economica, ma non è assolutamente possibile arroccarsi a difesa del passato.
      Un prezioso momento d’incontro tra i grandi del mondo è stato il recente G8 a Camp David, per ridare speranza al mercato che, a sua volta, possa invertire le tendenze ribassiste dei giorni passati e creare nuove e positive aspettative per il futuro.