(04/05/2012) IL FILO ROSSO DELLA CRISI di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
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La disoccupazione è da considerarsi senza dubbio uno dei più gravi problemi della nostra società; se raccogliessimo quello che ciascuno di noi intende per problema, avremmo certamente un buon numero di definizioni diverse. Ci sarebbe chi intende il problema riferito a situazioni di vita pratica e chi ritiene coinvolgere concetti moralmente rilevanti, ma tutti risponderebbero la precarietà che colpisce ormai diverse fasce sociali; immuni, forse, solo le classi benestanti. L’allarme è salito d’intensità perché lambisce le classi medie, prefigurando un regresso sociale generalizzato: si va verso l’impoverimento.
Sebbene le diseguaglianze fra uomini e donne si presentino variamente nei diversi gruppi sociali, nelle generazioni e nei luoghi; per quanto viviamo in un mondo ormai globalizzato, meccanismi importanti di strutturazione sociale non sono generalizzati neppure entro un singolo paese. La società non rappresenta soltanto sistemi di classi, né tanto meno insiemi d’individui isolati. Tutti noi in primo luogo siamo immersi in sistemi d’interazioni costituiti da parenti, conoscenti, colleghi di lavoro. L’ingresso e il cammino nella società avvengono all’interno di queste reti, nelle quali man mano impariamo a conoscere norme e modelli di comportamento, costruiamo l’identità, definendo chi vogliamo diventare. Tali reti sono ampiamente segregate per classe sociale e talvolta gruppo occupazionale, ma hanno sicuramente anche una precisa funzione integrativa. Oggi nel nostro Paese vi sono milioni di disoccupati, giovani in cerca del loro primo impiego, licenziati che non trovano una nuova occupazione, esodati, casalinghe che aspirano ad avere un lavoro retribuito fuori delle pareti domestiche. Resta comunque il fatto che i modi con cui si presenta tale problematica a Napoli non sono quelli che ritroviamo a Torino o in’altra città. Costruire il proprio destino in una grande città industriale è meno rischioso che in un paese del nostro sud. Sin dal secondo dopoguerra le opportunità di lavoro hanno costituito il principale elemento di attrazione della città. In essa non solo è possibile trovare un impiego più rapidamente e facilmente che altrove, ma si può cambiare luogo di lavoro, cercando di volta in volta di migliorare la propria condizione economica e professionale, perché il lavoro rimane l’unica vera fonte di progresso morale e materiale della nazione e anche il principale strumento di elevazione economica e sociale del cittadino.
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