(08/04/2012)
LE PASSIONI...DI BACH


di Alfonso De Capraris
Johann Sebastian Bach
 Johann Sebastian Bach


Tomba di Bach nella Chiesa di S.Tommaso
 Tomba di Bach nella Chiesa di S.Tommaso


Le Passioni ….. di Bach.

Se è fuor di dubbio che Johann Sebastian Bach (1685-1750) e Dante Alighieri siano stati, ognuno nel proprio campo, fra i massimi cantori della Divinità così come pochi altri, altrettanto si può dire che nella vastissima produzione sacra di Bach, che, adoperando un termine più generale, almeno per quanto attiene alle Cantate, si potrebbe racchiudere nel concetto di Kirchenmusik (musica da chiesa), e che comprende circa 200 Cantate sacre, oltre ad un considerevole numero delle stesse andate perdute, 7 Mottetti su testo tedesco, diverse composizioni liturgiche su testo latino, fra cui un Magnificat e 5 Messe, di notevole interesse la monumentale in si minore, 348 Corali (Kirchenlieder), 35 Lieder Spirituali, l’Oratorium Festo Ascensonis Christi, BWV 11, l’Oratorium Tempore Nativitatis Christi, BWV 248, l’Oratorium Festo Paschali, BWV 249, ecc…, le Passioni, dunque, occupano un posto di primissimo rilievo per la perfezione formale raggiunta e l’alto senso di spiritualità profuso dal genio di Eisenach.

Nel necrologio di Bach si legge che il Musicista compose cinque Passioni, in realtà, e purtroppo, se ne ha contezza certa soltanto di due: la Passio Domini Nostri Jesu Christi secundum Evangelistam Matthaeum, BWV 244, e la Passio secundum Johannem, BWV 245; la terza la Passions-Music nach dem Evangelisten Marco am Char-Freitag 1731, BWV 247 è andata perduta, mentre della quarta una Passio Domini Jesu Christi secundun Lucam a 4 voci, erroneamente attribuita a Bach, e della quinta senza titolo non ci sono notizie.

L’usanza da parte della Chiesa di celebrare solennemente nella Settimana Santa questo passo evangelico, in origine col nome di Evangelium, era molto antica, tanto che la stessa suddivisione della narrazione fra l’Evangelista e gli altri personaggi risale al Medioevo; ai tempi di Bach in molte città della Germania faceva parte della lectio del Vespro del Venerdì Santo, e nelle chiese più importanti veniva musicato in modo figurato.

Con Bach la “Passione” raggiunge un altissimo livello espressivo, grazie alla costruzione perfetta e alle ardite armonie messe in atto dal compositore, oltre che all’osservanza di un severo contrappunto ed al rigoroso rispetto del testo biblico, alle cui parole Bach annetteva molta importanza.

Questi aspetti, se fanno raggiungere alle opere bachiane l’acme della musica di tutti i tempi, rappresentano anche un qualcosa di riservato, si fa per dire, a delle elite ristrette, lontane da una facile popolarità propria di opere di altri autori, al punto che per lungo tempo non furono più eseguite, finchè nel 1829 a Berlino Felix Meldelssohn-Bartholdy non abbia avuto il merito di riportare alla luce la Matthaeus-Passion, secondo un titolo convenzionale dato alla BWV 244, riducendone notevolmente la partitura, ma utilizzando un coro di 158 elementi, facendone riscoprire la grandiosità.

In particolare la Matthaeus-Passion, che utilizza la narrazione della Passione così come la riferisce Matteo 26, 1-75 e 27, 1-66, fu composta per Soprano in ripieno, Chorus I e Chorus II, e venne  eseguita la prima volta alla Thomaskirche di Lipsia l’11 aprile 1727, mentre per la prima rappresentazione italiana bisogna arrivare al 22 aprile 1911 ad opera della “Società del Quartetto” presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

L’impianto architettonico, basato su una salda struttura simmetrica, è sostanzialmente lo stesso in tutte le “Passioni”: al centro l’Aria in forma di Corale, preceduta e seguita da una serie di Cori, intervallati dall’alternanza dei dialoghi fra i recitativi musicati dell’Evangelista e gli altri interlocutori, ed in tal modo furono eseguite, tutte a Lipsia, suddivise in due parti, prima e dopo la predica.

Della Johannes-Passion, secondo il titolo convenzionale attribuito alla BWV 245, esistono quattro versioni, eseguite, rispettivamente: la prima alla Nikolaikirche il 7 aprile 1724, probabilmente senza l’impiego dei flauti; la seconda alla Thomaskirche il 30 marzo 1725; la terza alla Nikolaikirche il 26 marzo 1728; la quarta alla Thomaskirche l’8 aprile 1746, mentre in Italia venne eseguita la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 1° maggio 1913 dalla Berliner Philharmonisches Orchester.

Anche la Johannes-Passion utilizza integralmente la narrazione degli eventi della Passione così come li riporta Giovanni 18, 1-40 e 19, 1-42, e tutte le versioni furono composte per Soli (Soprano, Alto, Basso e Tenore), Coro e Orchestra.

La Markus-Passion, titolo convenzionale dato alla BWV 247, per Soli, Coro e Orchestra, riporta la narrazione della Passione secondo Marco 14, 1-72 e 15, 1-47, e, pur contenendo 16 Corali rispetto ai 13 della Matthaeus-Passion ed agli 11 della Johannes-Passion, risulta essere più breve e con un organico più ridotto.

Termino con l’augurio che in questo giorno di Resurrezione faccio a me stesso, che a qualcuno venga il desiderio o la curiosità di ascoltare una “Passione” di Bach, perché sono sicuro che al termine si sentirà molto più vicino a Dio.

Buona Pasqua a tutti, Alfonso De Capraris.