(19/03/2012)
IL PASSATO E IL PRESENTE DI UN PAESE LA CUI STORIA AFFONDA LE PROPRIE RADICI NELL'ELEMENTO RELIGIOSO
Storia della Croce del monte in Sant'Agata di Puglia e della sua illuminazione 2° e 3° parte

di Pasquale Castello
il monte Croce iniz.900
 il monte Croce iniz.900


Parte seconda: il periodo romano (1946/1978) 

Terminata la guerra, feci ritorno a Sant'Agata per godermi un po’ di riposo in compagnia della mia famiglia e di vecchi amici. Avevo ripreso la mia attività di muratore insieme ai miei tre fratelli (Carmine, Donato e Leonardo) quando un giorno alcuni amici (Ingegno, Agnano e Fratello) mi mostrarono un bando di concorso per la carriera di Vigile Urbano al Comune di Roma. Immediatamente, tutti e quattro, presentammo domanda di assunzione che ebbe esito positivo visto che presto ci chiamarono per la visita medica. Prendemmo così servizio (era il mese di novembre del 1948) dopo il regolare corso come allievi, nelle varie Delegazioni capitoline.

Roma, all'epoca, pullulava di santagatesi, tutti vecchi amici, parenti e conoscenti e, tra questi, l'Architetto Gino Marchitelli e Don Antonio Melino, dirigente del Comune di Roma, che ebbero l’idea di costituire l'Associazione Romana Santagatesi.. Il consenso fu unanime, tanto che l'Architetto stese  subito lo Statuto fissando la sede nel suo ufficio privato. Fu eletto presidente lo stesso Marchitelli che mantenne la carica per vari anni, prima di cederla a Melino. Entrambi lavorarono con passione e molto fu realizzato. Frequenti furono anche gli incontri a livello associativo tanto a Roma come a Sant'Agata, soprattutto durante il periodo estivo. Un giorno, mentre mi trovavo con Don Antonio Melino a passeggiare per il Perillo, incontrammo nei pressi della Chiesa di San Rocco l'Architetto Marchitelli alle prese con degli operai che stavano ripulendo il piazzale antistante la stessa Chiesa, dove era stata innalzata una Croce, proveniente dal Convento di San Carlo. Recava evidenti tracce di ruggine che divennero subito motivo di discussione tra l'Architetto e lo stesso Melino sia per lo stato di conservazione della croce, sia, soprattutto, per la sua collocazione. Condivisi le posizione di Marchitelli, essendo poco persuaso del posto in cui la Croce era stata collocata, convinto, anzi, che dovesse rimane nei pressi del Convento che nel frattempo, però, con molta avventatezza, soprattutto da parte degli amministratori locali e in particolare del sindaco Barbato, era stato abbattuto e con esso la strada annessa, per far posto alla costruzione di un campo sportivo. Con l’abbattimento del Convento, venne  abolita anche la festa del taralluccio e la lavorazione delle gregne di grano (depositate, ormai, sul piazzale sterrato). Della questione ebbi modo di parlarne anche con Don Donato Pagano, Monsignore della Parrocchia di Sant'Angelo, in uno dei miei frequenti viaggi a Sant’Agata. A Roma, frequentavo spesso la Confraternita del Santo Sepolcro di Gerusalemme, nell’ambito della quale Don Antonio Melino svolgeva mansioni di Segretario e Tesoriere, incarico assegnatogli dal Presidente On. Urbano Cioccetti. Un giorno dopo una riunione, tenutasi nella sede della Confraternita, alla quale presi parte assieme all’Arciprete Danza della Chiesa di Piazza Campitelli e Don Antonio D'Amato, anch’essi santagatesi e vicini alla nostra Associazione, accompagnai Don Antonio Melino nel suo ufficio in Campidoglio, dove parlammo della storia della nascita della Croce del Monte di Sant'Agata e di un qualcosa che avrei voluto realizzare per connotare in maniera più visibile quel monte e quella croce. 

Parte Terza - L'idea dell'illuminazione della Croce -1978/1987 

L'idea di illuminarla si palesò nel 1978, allorchè constatai che di notte, dall'autostrada Napoli-Bari, nel tratto Vallata-Candela, in prossimità di Rocchetta, la sagoma del Monte di Sant'Agata con la sua Croce, rimaneva poco visibile rispetto ai contorni del paese e al suo Castello che maestoso si ergeva al di sopra delle case addossate le une alle altre. Si affacciò allora il ricordo del percorso ferroviario Roma-Ancona, nel tratto Gualdo Tadino-San Gemini Monte, dove di notte, una grande Croce, illuminata a giorno, evocava nel viandante momenti di particolare suggestione. Cominciava a farsi strada nella mia mente quell'idea che ben presto trovò innumerevoli sostenitori, sia tra i residenti che fra gli emigrati, anche in considerazione del fatto che la realizzazione dell'opera, avrebbe richiamato folle di fedeli e turisti in molte occasioni celebrative o, anche, ricreative.

Dopo i primi contatti presi con le autorità competenti locali (Sindaco, Consiglieri Comunali, Vigili Urbani, Parroco, ecc.), nel 1979, grazie a un preventivo di spesa  richiesto a una ditta di Benevento che operava nella zona per conto dell'Enel, cominciai, per la prima volta, a considerare concretamente la realizzazione del progetto. La prima necessità era quella di allacciarsi ad una cabina pubblica che i tecnici dell'Enel di Bovino, suggerirono di far costruire ai piedi del Monte, dopo aver prolungato la linea elettrica pubblica per un percorso di circa 800 metri. L'amministrazione comunale con il Sindaco, all'epoca l'Ingegner Giovanni Russo, confortata anche dal parere del Corpo Forestale dello Stato, non frappose ostacoli rilasciando una generica autorizzazione. I lavori furono avviati, ma quando i tecnici dell'Enel, si recarono dal Sindaco per la sottoscrizione del preventivo di spesa, fondamentale per la costruzione della cabina in muratura o per la installazione di una in ferro, i funzionari del Comune si accorsero di un grave difetto di forma: la pratica con il relativo preventivo mancava della prescritta approvazione di Giunta e, quindi, non eseguibile. I lavori, però, non potevano essere sospesi visto che l'Enel, per legge, non poteva  lasciare l'opera incompiuta. Fu questo l'inizio di una avventura che si sarebbe protratta per diversi anni. Poco dopo, infatti, la Giunta Comunale cadde, l'Onorevole Giovanni Russo si dimise e, di conseguenza, tutto quanto fino ad allora fatto, venne messo in seria discussione: il finanziamento del Comune, già promesso, si bloccò; l'Enel, che stava portando a termine il progetto su richiesta dell'Amministrazione Comunale, fu costretto a sospendere tutte le procedure; il sottoscritto, che aveva profuso nell'iniziativa ogni minuto del suo tempo libero, si trovò senza alcun interlocutore. In quanto promotore e sostenitore dell'iniziativa, e per non vanificare quanto realizzato, decisi allora di procedere autonomamente anche a costo di accollarmi tutte le spese. Uno dei tecnici dell'Enel mi aveva fornito l'indirizzo di una Ditta di Manfredonia che, a sua volta, mi rimandò alla Ditta Roccia Carmine di Ascoli Satriano dalla quale, per un importo pari a 1.400.000 delle vecchie lire, acquistai una cabina in metallo, visto che la costruzione di quella in muratura, avrebbe richiesto una preventiva autorizzazione del Genio Civile e, successivamente, quella del Comune, che, come detto, era in stato di commissariamento. In seguito, mio fratello Carmine, insieme ad un operaio della Ditta fornitrice, lavorarono per sistemare la cabina, così come aveva richiesto l'Enel. Era soltanto il primo passo perchè ora occorreva portare la luce e per far questo il Comune avrebbe dovuto prolungare la rete di illuminazione pubblica. La pratica, come è facile intuire, si arenò nei meandri del municipio. Dopo reiterate richieste e sollecitazioni, finalmente il 5 aprile del 1984, l'Enel di Bovino collocava due contatori nella cabina da dove sarebbe partita la corrente che avrebbe portato l'illuminazione al monte. Un atto di vandalismo, mi costrinse ad un ulteriore esborso di 270.000 lire per la riparazione del danno, ma la vicenda, benchè lungi dal vedere la fine, si era riavviata e tanto mi bastava.

In data 6 maggio 1984 veniva informato della questione anche il Presidente della Pro Loco, Prof. Michele Antonaccio, il quale, oltre ad offrire tutto l'appoggio morale, si preoccupò anche di assicurare un cospicuo contributo economico. Contemporaneamente, il Prof. Antonaccio si faceva interprete delle istanze dei promotori anche presso l'Associazione Romana Santagatesi, invitando il Presidente a sostenere l'opera e ad intervenire opportunamente presso le competenti autorità comunali. Nel mese di settembre, con nota prot. n. 16833, l'Ispettorato Comportamentale delle Foreste di Foggia autorizzava il Comune a porre in opera "la linea elettrica sotterranea lungo la strada di servizio Forestale consistente nel rimboschimento del Monte della Croce". Ciononostante e malgrado le pressanti richieste che le pervenivano da più parti, l'Amministrazione Comunale continuava a trascurare la questione. Mi vidi allora costretto a richiedere personalmente l'autorizzazione al proseguimento dell'opera, a mio totale carico, sollevando contestualmente l'Amministrazione da qualsiasi intervento di natura economica. Era, evidentemente, una provocazione, ben sapendo che l'Amministrazione non avrebbe potuto consentire che un privato realizzasse direttamente un'opera su luogo pubblico. E fu così che la Giunta Comunale, in data 17 maggio 1985, con delibera n. 181 disponeva che "per la realizzazione di un rifugio e area picnic sul Monte Croce e relativa elettrificazione" era necessario affidare l'incarico della progettazione e della esecuzione dei lavori a due tecnici locali.

Fino ad allora l'unico vero assente era stata la Chiesa che, tuttavia, non tardò ad entrare in scena. Il 13 ottobre 1986, il Parroco della Chiesa Matrice di San Nicola, Don Michele Falcone, prese ufficialmente posizione a favore dell'esecuzione dell'opera con una nota inviata al Sindaco Dr. Lino Mele e, per conoscenza, a Sua Ecc. Mons. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Foggia e Bovino.

La risposta del. Sindaco non tardò ad arrivare: nel compiacersi dell'iniziativa, rassicurò i promotiri e l'intera cittadinanza circa la realizzazione dell'opera per l'anno successivo (1987). E, infatti, in data 27 marzo 1987, con delibera Consiliare n.. 133, si dava incarico all'Ing. Franco Castello di presentare il preventivo già stilato l'anno precedente con il progetto completo, per un costo complessivo di 35.000.000 di lire. Nel mese di maggio 1987, il notiziario "Crescere Insieme" dedicava un'intera pagina alla questione dell'illuminazione, pubblicando anche una mia lettera con la quale sollecitavo la risoluzione dell'ormai annosa questione. L'Amministrazione Comunale in data 16 luglio 1987 con Delibera n. 265, approvò il progetto tecnico-esecutivo dei lavori di costruzione dell'impianto di pubblica illuminazione del Monte della Croce, fissando anche i termini di inizio e fine lavori,  rispettivamente, in anni uno e tre, dalla data della delibera.

Nell'attesa che i lavori iniziassero, insieme a mio fratello Carmine, avviammo anche una campagna/stampa, con articoli pubblicati su "QuiFoggia" (articolo di Antonio Castello del 6/9/87-); "La Gazzetta del Mezzogiorno" (articolo di Antonio Castello  del 28/9/88-); "Il Quotidiano della Puglia" (articolo di Maria Lucia De Carlo  del 28/9/88-) e, ancora, "La Gazzetta del Mezzogiorno" (articolo di Filomena Marchese  del 14/9/89-). L'opinione pubblica, nel frattempo richiamava l'Amministrazione al rispetto degli impegni assunti, visto che il tempo passava senza che i lavori avessero inizio.

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