(12/03/2012) IL PASSATO E IL PRESENTE DI UN PAESE LA CUI STORIA AFFONDA LE PROPRIE RADICI NELL'ELEMENTO RELIGIOSO Storia della Croce del monte in Sant'Agata di Puglia 1° Parte Immagine della croce nei luoghi sacri ( 1933-1946 ) di Pasquale Castello | ||
![]() Pasquale e Carmine Castello | ||
Premessa E' una storia remota quella che voglio raccontare e la dobbiamo far risalire al 250 d.C., ai tempi delle persecuzioni di Decio. In quel tempo era console a Catania Quinziano il quale, innamorato non corrisposto di una fanciulla di nobile e ricca famiglia di nome Agata, già promessa sposa ad un giovane del luogo, per vendicarsi delle sue mancate attenzioni non esitò ad accusarla di essere cristiana e condannarla alle più atroci torture. Fu così che il 5 febbraio, forse del 252 d.C., alla bella e giovane Agata vennero strappate le mammelle, sacrificio molto in uso presso i Romani e particolarmente temuto dalle donne cristiane. Da allora il culto della vergine e martire catanese, il cui nome significa "buona", iniziò a propagarsi per la Penisola fino al punto da indurre molti paesi a prendere il suo nome. Fra i tanti c'è anche Sant'Agata di Puglia, grazioso e simpatico paesino in provincia di Foggia, abbarbicato su un colle di 800 m. dal quale si domina gran parte del Tavoliere. Qui, nella Chiesa Matrice di San Nicola, viene conservata finanche una reliquia. Sul come e quando il culto della vergine e martire venne introdotto in Capitanata, si avanzano varie ipotesi. La più accreditata sembra essere quella secondo cui la venerazione di Sant'Agata sia pervenuta direttamente dalla Sicilia nell'anno 837 a seguito dell'occupazione di molte località, feudi e castelli ad opera dei Saraceni, chiamati dal Duca Andrea di Napoli per contrastare l'avanzata del Principe Sicardo di Benevento. Ma non si escludono altre ipotesi come, ad esempio, quella secondo la quale il culto della Santa potrebbe essere stato introdotto dalla Longobardia ad opera di religiosi locali che giravano in lungo e in largo la Penisola, oppure da Costantinopoli, depositaria delle spoglie della Martire fino al 1126, anno in cui furono traslate a Catania. Qualunque sia l'origine, è vero che gli elementi religiosi in questo paese non sono solo legati al nome della Santa, ma anche ad altre vicende storiche come, ad esempio, ai numerosi insediamenti monastici, in particolare di benedettini cavesi e verginiani, che qui si adoperarono per il mantenimento della pace e la diffusione dei valori cristiani. La penetrazione del monachesimo benedettino in Puglia ebbe inizio nel XII secolo ed è a quell'epoca che si deve far risalire anche il primo insediamento nel territorio di Sant'Agata, nelle contrade di Olivola ed Ursitano. Valida testimonianza di questa ipotesi è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, tuttora aperta al culto, che deve considerarsi con assoluta certezza l'eredità tangibile dell'antico casale di S.Pietro Ursitano che i verginiani ebbero in possesso nel 1171. Si può ben affermare, quindi, che la storia di Sant'Agata è legata in modo indissolubile sia a fattori umani ed ambientali, sia a fattori religiosi che hanno coinvolto, nel corso dei secoli, sempre di più, gli abitanti, caratterizzandone la cultura, le attività, i costumi e lo stesso stile di vita. Tanto per rimanere alla storia più recente, è un altro fatto religioso, sia pure di minore importanza, a tenere desta l'attenzione della popolazione. E' a tutti noto che di fronte al paese si erge un monte che, all'inizio del 1900, per ricordare l'arrivo del XIX secolo che Papa Leone XIII volle consacrare a Gesù Cristo Redentore, fu scelto, insieme ad altre 19 alture sparse per la Penisola, come insediamento di una croce che, per rispondere alle esigenze volute dal Pontefice, doveva essere grande e possente. Malgrado l'estrema povertà degli abitanti, questi non si tirarono certo indietro. Anzi, fu proprio grazie alla loro generosità e all'impegno dell'Arciprete, Monsignore Giuseppe Danza, e al Predicatore, Prof. Lorenzo Agnello, che l'opera potette essere realizzata, Il Monte sorge sul lato orientale del paese mentre, accanto, si innalza un altro promontorio di altezza inferiore (716 metri), che ospita la Cappella dedicata alla Madre di Dio. La Croce, di pietra di Molfetta, alta 8 metri e sorretta da una piattaforma, fu benedetta l'8 giugno del 1901, alla presenza del Clero, degli Amministratori Comunali, delle 8 Confraternite, della banda musicale e di tutto il popolo Santagatese. L'Arciprete Danza celebrò una Messa solenne, mentre al Predicatore, Don Franco Fredella, fu affidata la lettura dei Trionfi della Croce. Lo spettacolo e la grande partecipazione del popolo rappresentarono per molti anni l'avvenimento da raccontare intorno al braciere nelle serate fredde d'inverno. La processione che si snodò al termine della cerimonia, al canto di "Evviva il Cristo Redentore", si concluse nella Chiesa di San Nicola. Purtroppo, però, trascorsi solo pochi giorni, un forte vento causò l'abbattimento della parte superiore della Croce, evidentemente non ancora ben ancorata, costringendo la comunità a sostituire l'intera struttura. Fu ancora la grande generosità degli abitanti a farsi carico delle spese per la sostituzione della Croce che questa volta venne realizzata in ferro fuso, delle stesse dimensioni della precedente, proveniente da Napoli. Per la benedizione, venne chiamato il Vescovo Giuseppe Padula e la cerimonia avvenne il 16 giugno 1902.
Parte Prima- Immagine della Croce nei Luoghi Sacri (1933-1946).
L'idea di raccontare la storia di questo Monte e della sua Croce e, soprattutto della sua illuminazione, come vedremo in seguito, ha origini antiche e, almeno in parte, è connessa ad episodi personali di vita vissuta. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, venni inviato a Monopoli (BA), da dove mi imbarcai per Valona (Albania), per raggiungere a Tirana, la Divisione Arezzo. Non era questa però la mia destinazione, perché il 225 Reggimento Fanteria- Prima Scuderia, cui ero stato assegnato, era di stanza a Corizza. Dopo alterne vicende e, soprattutto, dopo essere stato fatto prigioniero dai tedeschi e portato in Grecia, fui successivamente catturato dagli inglesi, dopo l'armistizio dell'8 settembre, e trasferito. in Palestina. Il Comandante del campo, certo Colonnello Scott, coadiuvato da un Ufficiale italiano, mi nominò con il grado di Sergente Maggiore, Vice Comandante della Compagnia, affidandomi l'incarico di collaborare con il Comando alleato nel reperimento di merci e vettovaglie utili per le necessità del campo. Dopo qualche mese, riuscii perfino a farmi rilasciare dal Comando Inglese uno speciale permesso che mi avrebbe consentito, due volte a settimana, di recarmi a Gerusalemme per visitare i luoghi santi. Il permesso accordatomi, fu successivamente esteso anche a tutti gli altri commilitoni la cui base distava 4 km. da Gerusalemme e circa 5 da Betlemme. Inizia qui la mia storia personale con la "Croce". Un giorno, tornando da Telaviv, dopo essere passato per Gaza, notai, su una pianura, una bellissima Croce illuminata, resa particolarmente scintillante dalla oscurità della notte. Rivolgendomi all'autista inglese, venni a conoscenza che quella Croce apparteneva, in un certo qual senso, all'Italia in considerazione del fatto che si trovava nei pressi di un piccolo aeroporto, alla periferia di Gerusalemme, occupato, se così si può dire, da italiani. In città c'era un convento, abitato da secoli dai frati di San Salvatore, chiamati i "Militari di Cristo" che ci accolsero, nel corso di una visita, molto calorosamente al punto di adoperarsi perfino di far giungere nostre notizie alle famiglie in patria dalla quale mancavamo ormai da oltre due anni. Le visite al convento divennero quasi abituali. Fu grazie ad un frate italiano, Padre Raffaele, che potemmo visitare i Luoghi Sacri compresa la Grotta del Bambino Gesù. Impossibile dimenticare quella esperienza il cui ricordo è ancora vivissimo malgrado siano trascorsi ormai oltre 60 anni. A Betlemme ebbi un altro segno. Sul piazzale antistante una bellissima Chiesa era collocata, sulla destra, una Santa Croce dalla quale Cristo sembrava guardare l'entrata della Grotta che gli aveva dato i natali. Anche qui la commozione fu grande: nella chiesa partecipammo alla Santa Messa per poi recarci, a piedi, alla volta del Calvario, davanti al quale ci inginocchiammo e pregammo molto, sempre accompagnati da quello che era diventato il nostro padre spirituale, Don Raffaele. Anche qui tutto era particolarmente suggestivo: il posto, il panorama e perfino l'ingresso, dal quale una scala con pochi gradini ci conducevano alla Sacra visione di un Gesù in Croce con a fianco una grande pietra spianata (il Santo Sepolcro) sulla quale, una statua del Cristo Morto giaceva ricoperto di ferite. Visitammo anche l'Orto degli Ulivi a cui era annessa un'altra Chiesa, costruita a volte, ognuna delle quali era contrassegnata da un particolare simbolo, che ne connotava il paese di appartenenza, che ogni 5 minuti si illuminava miracolosamente: il più bello, per esplicita ammissione anche di altri, era quello italiano poiché la luce esaltava il cuore del tricolore. Le visite alla sede Francescalis della Terra Santa e dei luoghi sacri erano frequenti e per me rappresentarono sempre momenti di grande intensità che difficilmente potrò cancellare dalla mia memoria. Se ho raccontato delle mie vicende in Terra Santa, è perché fu allora, per associazione di idee, che iniziai a pensare alla Croce del Monte in Sant'Agata, alla quale, nei momenti di sconforto mi affidavo per superare le difficoltà del momento. Contina | ||