(18/02/2012)
ANTI - RAPINA. A RISCHIO IL BLOCCO DI INTERNET


di Gerardo Antonio Cavaliere

Sopa è l'acronimo del progetto di legge denominato Stop Online Piracy Act, che ha sollevato un polverone di polemiche al di là dell'Oceano. Il progetto di legge, infatti, è stato discusso negli Usa, ma, pur a distanza di migliaia di chilometri da noi, ha rischiato di avere serie ripercussioni nei confronti di tutti i navigatori della Rete, senza distinzione di cittadinanza.

Copyright e globalizzazione
Per capire cosa si rischia con una normativa come quella in discussione, si deve fare un passo indietro. Il progetto di legge è stato voluto fortemente dalle lobby dell'industria cinematografica e discografica per arginare in maniera forte e incisiva la continua diffusione di materiale pirata in Rete. I commentatori più schietti hanno detto che si è trattato di una mera riproposizione di un disegno di legge proposto inizialmente dal Senato. Questo si chiamava Protect-Ip Act (acronimo di Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property), ma è stato riscritto subito dopo il suo lancio per le tante polemiche sollevate.
Ma, tornando a Sopa, il suo scopo è quello di obbligare i provider a effettuare un controllo certosino su tutti i contenuti che veicolano sulle proprie piattaforme, impedendo che circolino materiali protetti dal copyright. In mancanza di questi controlli, e qualora vi siano effettive violazioni del diritto d'autore, i legittimi titolari del copyright potrebbero richiedere al Governo di obbligare i siti web coinvolti a impedirne la circolazione. Un'azione così repentina e priva di contraddittorio porterebbe a una sostanziale interruzione di colossi del settore Ict, come Google, Yahoo!, ecc. Sono proprio su questi siti web che, purtroppo, transitano notevoli quantità di materiale illegalmente riprodotto. Ma non per questo si dovrebbe bloccare l'intera dorsale della comunicazione via Internet per dare la caccia a qualche pirata. La globalizzazione della comunicazione, dunque, avrebbe ripercussioni notevoli anche nei Paesi non-Usa, poiché si tratta di siti web utilizzati in maniera transfrontaliera.

Lamar Smith
Il progetto di legge è stato presentato lo scorso ottobre 2011 dal deputato Lamar Smith, che, non a caso, è sovvenzionato da grosse aziende attive nel settore dell'intrattenimento. Fra queste società si annoverano Clear Channel Communications con oltre 26mila dollari, National Cable & Telecommunications Association con 16mila dollari, oltre a Time Warner Cable con 13mila dollari. Si tratta, dunque, di organizzazioni i cui profitti gravitano attorno a materiale protetto da copyright, che potrebbe essere finalmente al sicuro qualora venisse trasformata in legge la proposta Sopa.

Mentre in Europa...
Dalle nostre parti, invece, le lobby hanno subito un forte contraccolpo per via di una storica sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea, che ha chiuso una vicenda, che è iniziata diversi anni prima (2004), fra la Scarlet Extended Sa, società olandese dell'ex gruppo Tiscali, fornitore di accessi a Internet, e la Sabam, una società di gestione belga che gestisce i diritti d'utilizzo di opere musicali ed editoriali coperte da diritto d'autore. La collecting society belga è venuta a scoprire che gli utenti di Scarlet facevano scaricavano materiale illegale via Internet e, pertanto, ne chiedeva il blocco. La causa giudiziaria è finita in Corte di Giustizia Ue, che ha sentenziato recentemente la assoluta impossibilità di obbligare i provider Internet a filtrare i pacchetti di dati in transito, pur con il lodevole obiettivo di contrastare il download illegale di materiale coperto da diritto d'autore.

Sciopero generale per salvare la Rete
Mentre si infervorano i dibattiti politici negli Usa per la discussione del progetto di legge (e Barack Obama fa sapere che è schierato dalla parte della Rete), la comunità del Web si è messa in agitazione.  Sono proprio i più grandi protagonisti della Rete a schierarsi in prima fila per contestare il progetto Sopa; Google, Facebook e Wikipedia sventolano il vessillo della libertà di Internet, insieme a milioni di navigatori, minacciando un vero e proprio sciopero della Rete.

La retromarcia del Senato
La spada di Damocle dello sciopero della Rete ha fatto cambiare idea ai Senatori.
Il Senatore proponente il disegno di legge (Lamar Smith), infatti, ha dichiarato che bisogna rivisitare l'approccio su come meglio gestire il problema del furto di materiale protetto dal copyright.
Sono state molto efficaci, dunque, le minacce di sciopero delle comunicazioni telematiche sbandierate da grandi della Rete, come Google, Facebook e altri.
In realtà, però, sembra che la discussione attorno al tema della tutela del copyright non sia del tutto archiviata. Semmai rimandata. Il Senatore Smith, infatti, ammette che il problema della pirateria on line è troppo grande da ignorare. L'industria della proprietà intellettuale statunitense, continua Smith, produce reddito per 19 milioni di posti di lavoro, generando il 60% dell'export Usa. Il pericolo della pirateria telematica fa perdere oltre 100 miliardi di dollari all'anno.
Ora il lavoro verrà fatto a braccetto con i più grandi operatori Ict della Rete, con cui il Senato dovrà interfacciarsi per evitare di venire bacchettato nuovamente in un blocco delle comunicazioni Internet.


di Gerardo Antonio Cavaliere ga.cavaliere@studiocelentano.it