RICERCA DEL PASSATO...
di Lorenzo Berardino
( scriveva F.S Sipari ai censurari di Foggia 1863)
" Il contadino non ha casa, non ha campo, non ha vigna, non ha prato, non ha bosco, non ha armento; non possiede che un metro di terra in comune al camposanto. Non ha letto, non ha vesti, non ha cibo d`uomo, non ha farmachi. Tutto gli è stato rapito dal prete al giaciglio di morte o dal ladroneccio feudale o dall`usura del proprietario o dall`imposta del comune e dello stato. Il contadino non conosce pan di grano, nè vivanda di carne, ma divora una poltiglia innominata di spelta (farro), segale quando non si accomuni con le bestie a pascere le radici che gli dà la terra matrigna a chi l`ama. Il contadino robusto e aitante, se non è accasciato dalle febbri dell`aria, con sedici ore di fatica, riarso dal sollione, rivolta a punta di vanga due are di terra alla profondità di quaranta centimetri e guadagna ottantacinque centesimi, beninteso nelle sole giornate di lavoro, e quando non piove, e non nevica e non annebbia. Con questi ottanticinque centesimi vegeta esso, il vecchio padre, spesso invalido dalla fatica già passata, la madre, un paio di sorelle, la moglie e una nidiata di figli )."
Mi sono cimentato in letture ed argomenti riguardanti il nostro territorio , avanzando alle origini nel tempo del feudatario .
Documenti delle abitazioni e della vita sociale ,di una comunità che a piccoli passi si è evoluta ed ha acquistato coscienza ,poco alla volta ,che si è sentita sempre più solidale di fronte alle prove della vita, siano esse di ordine politico e sociale, o di ordine naturale.
Ho fatto molta fatica ad immaginare quanta sofferenza, quanti sacrifici, quanta fatica, quanta laboriosità, quanta nobiltà, nel senso più elevato del termine, ci siano stati nel mondo e nella vita dei nostri progenitori .
Contadini , pastori, artigiani , una comunità che ha lavorato, sofferto, sperato, che si è abbattuta e rianimata .Uomini e donne che hanno imparato a condividere nel tempo l’amore per la casa dei padri, il ricordo struggente della patria , l’attaccamento alla terra, ai boschi, alla loro contrada, alle misere abitazioni, agli amici, alle tradizioni, ai proverbi, ai canti, ai sapori, Un flusso ininterrotto di gente è passato per S.Agata , giungendo fino ai tempi nostri e contribuendo alla costruzione della realtà di oggi , di Santagatesi impegnati nel sociale, nel politico, nel religioso e nel culturale.
Chi è andato via, ha portato con sé ed ha conservato sempre nel cuore il desiderio irresistibile del ritorno alla casa del padre ( fortuna riservata a pochi ).
Ho capito che lo scritto stimola le persone a conoscersi a saper rispondere a domande fondamentali quali: chi sono ? da dove vengo e dove vado?
Se si vuol capire di S.Agata, cos’è oggi, bisogna cercare di sapere da dove veniamo, cosa abbiamo prodotto, quali sono state le intuizioni che ne hanno cambiato il volto,
Studiando il passato ci innamoriamo del presente .
Ho appreso come e’ straordinario e come è diverso il nostro modo di concepire le distanze ( pur avendo a disposizione mezzi velocissimi ) . I nostri antenati si spostavano su territori di regioni limitrofe a piedi o carrozza per i più fortunati , chilometri a volte, per tornare a casa con sulle spalle un sacco di carbone .
(Ho impresso nella memoria , un racconto di mia nonna , che per far curare a Potenza un suo figlio arrivò a piedi , non mi diceva delle peripezie , delle sofferenze ma di una fontana da cui scorreva acqua freschissima all’entrata del paese , refrigerio ripagatorio di un lungo viaggio. A quella fontana , spesso mi reco a bere ed al flebile sgorgolio dell’acqua mi lascio trasportare in ricordi ormai lontani ..)
Quanto interesse e quanto piacere nel trovare in racconti ,di paesi lontani ,notizie della la mia S.Agata.