(09/02/2012) VIVIAMO LE NOSTRE EMOZIONI di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
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Ci stiamo abituando per alcune serie televisive largamente seguite, da quelle divertenti tipo “Desperate hausewives” a quelle poliziesche del genere “The Mentalist”, all’indagine psicologica dei personaggi, spesso analizzati in ogni recondita piega della loro personalità. Sappiamo che i rapporti che intratteniamo con l’esterno sono un continuo scambio intrapsichico di esperienza, in una sorta di circolo aperto e modificabile del nostro modo di vivere le situazioni contingenti con cui entriamo in contatto. Per questo motivo non è codificabile il quadro dell’affettività. La mutevolezza, l’imprevedibilità e il continuo cambiamento costituiscono il sostrato in cui naviga la nostra psiche e le emozioni sono il suo modo di rispondere agli stimoli positivi o negativi che riceve. Anche il nostro corpo manifesta le sue emozioni attraverso la mimica facciale, i gesti, il tono della voce; sono simboli comunicativi che segnalano l’instaurarsi di una situazione di rilievo affettivo per mezzo di modi più immediati e diretti di quelli verbali. Si racconta che nella Cina imperiale i testimoni dei processi fossero costretti a deporre senza calzari, perché si sapeva che l’espressione del viso poteva essere controllata, mentre le emozioni trovavano un modo di manifestarsi diverso nella corporeità, attraverso la gestualità delle dita dei piedi. Il falso testimone, mentre mentiva, muoveva le dita dei piedi. Oggi possediamo la macchina della verità e avanzati studi sulla reazione alle domande e alla gestualità, che ne consegue. L’emozione rimane, comunque, una parte della nostra vita pronta a colpirci in modo inaspettato, perciò cerchiamo di controllarla e di non farla trasparire, tuttavia quante volte uno sguardo, un’espressione del nostro volto o un sorriso hanno comunicato più delle parole! Sì, proprio il sorriso, il guardarsi negli occhi di due persone che si amano, come nelle illustrazioni del giorno di San Valentino, che ci apprestiamo a vivere. In questo nostro tempo così materialista, così legato ai grandi problemi attuali, non sarà sbagliato lasciare un piccolo spazio alla tenerezza, all’affetto, a quelli che una volta si chiamavano “buoni sentimenti”. | ||