(06/01/2012) CERCARE LA MUSICA ALL' INTERNO DELL'UOMO di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
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Le nostre città vivono momenti diversi, direi vari “palpiti”. C’è la città nervosa e concitata dei momenti di punta, quella pittoresca dei giorni di mercato, quella sfavillante di luci alla vigilia del Natale, da poco trascorso. In questi giorni, però, abbiamo vissuto anche la città sonnolenta e tranquilla delle mattinate festive; ci siamo resi conto del fatto che il progresso tecnico ha reso la nostra vita più confortevole, ma più concitata, spesso convulsa. Negli ultimi decenni, inoltre, lo sviluppo dei media ha enormemente dilatato un fenomeno già in atto, quello della virtualità che rischia di dominare la realtà quotidiana. Senza rendercene conto, siamo immersi in una dimensione virtuale, che accompagna la nostra esistenza nell’arco di tutta la giornata. Il web è il futuro, ma è già anche il presente. La telefonia mobile e l’informazione diffusa a tutti i livelli rappresentano una vera rivoluzione globale nel costume sociale, politico, economico e culturale di questo nuovo millennio. Non riusciamo a definirne chiaramente i contorni e le implicazioni; la chiamano malattia sociale, dipendenza dai mezzi audiovisivi, perfino mutazione genetica. Alcune persone, in particolare i giovani che sono immersi sin dalla nascita in tale dimensione, non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine. Uno dei principi su cui il pedagogista belga Edgar Willems basa la conoscenza dell’educazione musicale è il seguente: «Cercare la musica all’interno dell’uomo, prima che intorno all’uomo». Ci chiediamo cosa possa divenire una persona che non è capace di scendere nel proprio mondo interiore, che non conosce le leggi del silenzio, che non sa gustare, né sa crearsi momenti di consuetudine. Sarà sempre strumentalizzata dalle mode, orientata dagli slogan, aggregata massivamente dal gruppo trainante, qualunque sia il modo di giudicare e di agire. Ben venga, quindi, la tecnologia che può aprire orizzonti illimitati senza i quali non potremmo più vivere, purché la si utilizzi con adeguato giudizio! | ||