(25/11/2011)
RASSEGNATEVI. SARA' PER SEMPRE 25 NOVEMBRE


di Redazione

25 novembre, un giorno come tanti sicuramente, eppure ventiquattro ore dedicate a rammentarci della violenza che si consuma contro le donne. Non è una giornata che rende diversa le rimanenti ma implica delle considerazioni da cui si può addivenire a nuove pratiche, anzi a buone pratiche.

Scrivo questa nota e penso che proprio ora, da qualche parte, una donna sta soffrendo, guarda le proprie carni piene di limiti ed è con sapevole che quella situazione non può modificarsi. I lividi di diverso colore indicano che il tempo non conosce sosta, il vecchio e il nuovo si incrociano a testimoniare una vita che continua in quella direzione.

Le donne sono esseri coraggiosi per definizione, anche grazie a loro il movimento LGBT è riuscito realmente a manifestarsi per proporre nuove istanze di riconoscimento. Il corpo della donna è stato oggetto di proprietà, scambi, consapevolmente e inconsapevolmente unico approdo delle logiche maschili.

Non voglio entrare nel merito di analisi politiche che lascio a persone molto più esperte e competenti ma preferisco soffermarmi sugli ultimi dodici mesi, sui 365 giorni che ci hanno condotto ad oggi.

 Che periodo buio sotto certi aspetti. Sono stanco di sentire continue rivendicazioni e richieste di parità partecipativa (perché 50 e 50 e non un riconoscimento delle reali potenzialità delle donne senza gabbie numeriche?).

Parto da una riflessione di Carla Lonzi del 1973 nel suo “Manifesto di Rivolta Femminile”: “…lottare per il domani, un domani senza condizionamenti per la donna, un domani così lontano che neppure noi ci saremo.

 L’uomo ha sempre rimandato ogni soluzione a un futuro ideale dell’umanità, ma non esiste, possiamo però rivelare l’umanità presente, cioè noi stesse”. Non è un dato superato.

Per esperienza personale e diretta vi posso testimoniare che ci sono ragazze splendide, sicure, forti all’apparenza che, in realtà, al di là dei mezzi tecnologici che le contraddistinguono come diverse rispetto a quelle di un tempo, sono esse stesse vittime.

Vittime che si nascondono dietro un trucco accurato e che si mostrano sicure mentre i segni della violenza sono presenti su quei corpi ora come allora. È come se si riproponesse quella coppia pene-vagina, marito-moglie, padre-madre che la Lonzi definisce sublimazione della funzione di procreazione.

Basta con il riproporre donne-schiave di un uomo che le relega a soggezioni che resistono ad ogni mutamento storico e basta credere che sia giunta l’ora di tagliare economicamente i centri antiviolenza, come puntualmente avviene, non comprendendo che lì, proprio lì si consuma l’ultimo baluardo per restituire dignità a corpi che non meritano di soffrire.

La violenza non è cessata, lo vogliamo capire o no? È solo mascherata da atteggiamenti che sembrano più disinvolti ma in realtà non offrono che la punta di un iceberg molto più complesso e frastagliato.

Eppure la realtà è la forza dell’unione, dello schierarsi insieme.

Per questo e non solo questo:
- Grazie al coraggio delle donne che si uniscono e compattano contro tutte le forme discriminatorie;
- Grazie al coraggio delle associazioni che operano in silenzio, lontano dai clamori della politica;
- Grazie al confronto che nasce in luoghi deputati all’ascolto visto che la politica, sorda, si mostra patriarcale e chiusa ad ogni spazio di manovra.
Grazie allora a tutte coloro che lottano per lenire le sofferenze.
Grazie, infine, a tutti gli uomini che silenziosamente accompagnano le proprie compagne, figlie, amiche.
Grazie agli ambienti femministi che mi hanno accolto migliorandomi.

E domani?
Sarà 25 novembre.
E dopodomani?
Anche.

Rassegnatevi, prima o poi il calendario si fermerà su giornate come queste. Quale domani però lo dobbiamo pressare noi, tutte e tutti.

(A cura del docente, scrittore Gianfranco Meneo – gianf2005@libero.it)

da Stato Quotidiano