(14/11/2011)
EMERGENZA AMBIENTE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

La pianificazione del territorio è lo strumento di equilibrio tra le esigenze dello sviluppo economico e sociale, e la tutela del patrimonio ambientale. L’ambiente in cui viviamo o lavoriamo è spesso fonte di pericolo per la nostra salute. Sappiamo, ad esempio, che i residui delle lavorazioni industriali, chimiche e meccaniche, i veleni impiegati in agricoltura per combattere gli insetti e le erbe infestanti inquinano il suolo e le acque, mentre i fumi delle ciminiere e i gas di scarico delle automobili si riversano nell’atmosfera, alterandone gli elementi. L’inquinamento e il degrado dell’ambiente, però, non sono necessariamente il prezzo che ogni società industrializzata deve pagare in cambio di più alti livelli di consumo e di un maggiore benessere materiale. Risultano solamente essere le disastrose conseguenze di uno sviluppo lasciato a se stesso. Eppure, negli ultimi anni, anche nel nostro paese sono state approvate numerose leggi a difesa dell’ambiente!
          Tra le varie forme di degrado ambientale, quella derivante dall’inquinamento delle acque è in assoluto una delle più preoccupanti per le conseguenze sull’intero ciclo biologico, umano, animale e vegetale, ma anche per le disastrose conseguenze delle esondazioni, come abbiamo potuto tristemente verificare nei giorni scorsi. L’allarme maltempo ha fatto ingenti danni e causato dispersi, feriti e vittime in varie regioni d’Italia. Ci siamo resi conto che gli strumenti di cui disponiamo non sono in grado di prevedere questi fenomeni, come altri legati a tragedie naturali.
        L’Italia con oltre settemila chilometri di costa, si trova, infatti, a subire un doppio inquinamento: quello delle acque interne (sorgenti, falde acquifere, fiumi, laghi) e quello delle acque marittime. Oltre alle alterazioni delle acque e dell’atmosfera esiste un altro tipo di inquinamento, meno appariscente, perché non immediatamente dannoso, ma egualmente pericoloso: si tratta della modificazione del territorio causata dalla costruzione non attenta. Senza parlare della distruzione del paesaggio, cioè di quell’armonica e naturale bellezza della natura, la conseguenza più grave è quella di turbare i delicatissimi equilibri, ormai millenari, che hanno permesso all’ecosistema e, quindi, anche all’uomo di sopravvivere.