(28/09/2011)
IL CULTO DELL'ARCANGELO A SANT'AGATA DI PUGLIA


di Dora Donofrio Del Vecchio


La Puglia era inserita nelle grandi correnti di pellegrinaggi già dalla fine del V secolo per la presenza del santuario garganico dedicato a S. Michele Arcangelo, santuario che si pose subito come punto d’incontro di culture, quella d’Occidente e quella d’Oriente. Tra l’VIII ed il IX secolo assurse a tale notorietà da collocarsi tra i santuari più frequentati e noti, cui accedevano popoli di ogni nazionalità. Nella geografia religiosa del Medioevo esso divenne un polo privilegiato di fede in cui si ritrovava mondo greco, latino e germanico. Polo che alimenta ormai da quindici secoli una religiosità che ha portato migliaia di devoti da lontane regioni europee sul Promontorio garganico, conferendo al culto micaelico una dimensione europea.

Il culto per l’Arcangelo Michele, di origine bizantina, si ridefinì nel mondo occidentale romano che diede al Santo connotati di Santo guerriero. Si diffuse rapidamente in Europa e fu fatto proprio dai popoli nordici, primi fra tutti i Longobardi, che elessero l’Arcangelo a loro patrono, ne raffigurarono l’effigie sulle monete, ne propugnarono la devozione. Profondo fu anche il legame dei Normanni verso l’Arcangelo.

Le principali vie d’accesso al Gargano erano costituite da vari percorsi, tra cui anche l’Appia-Traiana già documentata in età imperiale, che passava per il territorio di Sant’Agata ed il Ponte Romano di Palino.

Un hospitale con una chiesa per i pellegrini diretti alla sacra Montagna, fu fatta costruire nel 1205 da Roberto, vescovo di Bovino, devoto dell’Arcangelo; un ospizio in località Porta dei Piedi, curato dalla confraternita del SS.mo Rosario, era nella vicina Accadia, già sede di un convento teutonico, un altro nel Convento di S. Antonio Abate (Sant’Anduone) (che quasi certamente fu sede dei Templari/Teutonici) a Sant’Agata di Puglia. Sempre in quest’area, ad Orsara, l’abbazia di Sant’Angelo, concessa da papa Gregorio IX ai cavalieri di Calatrava nel 1229, ospitava i pellegrini dell’Arcangelo.

Insomma, c’è un culto verso il santo e c’è anche un culto per il pellegrino, per il quale si mette in attività una rete di interventi finalizzati ad assisterlo, ad aiutarlo nella realizzazione del pellegrinaggio. Ad assistere i pellegrini erano chiamati tutti i cristiani, congregazioni di canonici, ecclesiastici regolari e secolari, confraternite ed Opere pie. A Sant’Agata di Puglia soccorrevano i pellegrini diretti alla sacra Montagna le confraternite di S. Antonio di Padova e  del SS.mo Rosario.

Il culto per l'Arcangelo a Sant’Agata  deve farsi risalire ad epoca molto remota. Vuole la tradizione che su un sasso della collinetta di fronte al paese, che si appella S. Arcangelo, abbia sostato il Messaggero celeste, ricordato perciò anche nella toponomastica locale.

Una delle tre parrocchie santagatesi, che si ritiene la più antica, e certamente di origine medievale, è intitolata all’Arcangelo Michele. Sul frontone della facciata si legge “QUIS UT DEUS” ed è incisa la data 1537. La statua troneggia sull’altare della navata destra (per chi entra nella chiesa). E’ una statua in cartapesta realizzata dall’artista leccese Aralla Antonio. L’altare in marmo fu fatto costruire dal devoto Antonio Granato fu Francesco nel 1905.

Il culto verso l’Arcangelo fu rilanciato da mons. Donato Pagano, parroco della chiesa di S. Michele dal 1905 al 1963. La  festa dell’8 maggio era preceduta da novena di preparazione e triduo con predica. Il giorno della festa si celebrava la messa solenne con panegirico, con la comunione generale e la processione. Si cantava l’inno popolare dell’Arcangelo accompagnato dalla banda cittadina.

Per evitare la concentrazione di feste e ricorrenze tra la metà di aprile e la prima decade di giugno (Pasqua alta, Incoronata, pellegrinaggio alla Madonna della Consolazione, prime comunioni, mese di maggio) si decise di celebrare la festa di S. Michele il 29 settembre.

Nel 1878 il parroco don Giuseppe Danza istituì la confraternita del SS.mo Sacramento e S. Michele Arcangelo, attiva fino agli anni cinquanta del secolo scorso. Essa accolse numerosi confratelli e collaborava con il parroco nella celebrazione della festa. L’abito dei sodali era costituito da un camice bianco e da una mozzetta rossa in lamiglia d’oro con lo stemma del SS.mo Sacramento, tracolla verde in lamiglia d’oro con l’immagine di S. Michele. Nelle processioni i confratelli elevavano un gonfalone pentagonale di seta rosa con l’immagine del SS.mo Sacramento e di S. Michele.

S. Michele, capo delle milizie celesti, è invocato contro le tentazioni di Satana, ed al momento del trapasso perché sia clemente nel pesare i peccati con la sua bilancia e favorisca il passaggio al cielo del defunto.

Toccava agli esorcisti, che il vescovo della diocesi di Bovino nominava anche per Sant’Agata, liberare dal maligno gli invasati.

La tradizione santagatese vuole che a chi muore l’8 maggio, giorno dedicato all’Arcangelo, sono rimessi tutti i peccati e gli sono aperte le porte del Paradiso.

Dora Donofrio Del Vecchio