(07/09/2011) A PROPOSITO DELL'INCENDIO di Mario De Capraris | ||
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La prima reazione di fronte alle fiamme di quest'estate del Monte Croce è stata di incredulità. Possibile che gli incendi, di cui si è sempre sentito in posti lontani, adesso toccavano proprio a noi? E come era potuto accadere che gli alberi – il fiore all'occhiello, il biglietto da visita del nostro paese – potessero essere aggrediti con tanta facilità? Noi non siamo ancora appagati di piantare alberi, anzi, appena vediamo una radura incolta, la prima cosa che ci viene in mente è piantarci qualcosa. Noi saremmo capaci di piantare direttamente sull'asfalto. Se ci fosse possibile, al posto del letto comprato nel negozio, avremmo il talamo ricavato direttamente nell'albero di ulivo come quello di Ulisse – sapendo quanto è importante la vegetazione nell'assorbire la CO2, quanto è basilare contro il riscaldamento del pianeta –. Noi avevamo la sicurezza matematica che niente avrebbe mai potuto attaccare i nostri boschi perchè ne conosciamo i benefici e sapevamo che le nostre convinzioni non avrebbero permesso a niente e a nessuno di intaccare il nostro patrimonio. E invece è successo che un ladro è entrato nella nostra proprietà. Un gesto folle ha fatto saltare le nostre sicurezze, ha rischiato di mandare in fumo la nostra ricchezza. Quindi, dicevo della notte fatidica, l'incredulità ha poi lasciato il posto allo scoraggiamento: si vede che non avevamo fatto abbastanza; la cura che abbiamo riservato alle piante, la considerazione di esse non è stata sufficiente ad evitare l'accaduto. Tuttavia, durante la visione delle immagini, mentre si sperava che il danno fosse limitato, ci si è resi conto veramente di quale valore fossimo circondati. Il timore di perdere il bosco ci ha fatto capire quanto sia importante il nostro ambiente. Anche solo pensare paradossalmente che i nostri terreni, i nostri monti potessero trasformarsi in distese desertiche ci ha fatto tremare. Altro che mare, altro che spiagge. La vera risorsa sono i boschi, gli unici che possono garantire l'ossigeno, la barriera contro il caldo e la desertificazione. Se la riforestazione di alcuni decenni fa avvenne con seri propositi ma senza una vera coscienza ecologica – a causa del fatto che i problemi ambientali non erano così di attualità come lo sono oggi - l'incidente di quest'estate ha fatto sorgere una nuova consapevolezza di quanto il nostro verde giochi un ruolo fondamentale negli equilibri biologici perchè le foreste di altre latitudini vanno via via diminuendo e il futuro delle nuove generazioni è indissolubilmente legato al verde, anzi, è inevitabilmente condizionato dalla quantità di verde che si riuscirà a lasciare. O vogliamo ancora credere a un habitat fatto di cemento e asfalto? Mario De Capraris
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