(13/08/2011)
LEGGENDA DI SANT'AGATA DI PUGLIA 1° PARTE


di Leonardo Malgieri


Era una notte fredda e senza luna del 5 febbraio della prima metà del X secolo. Tutti i cortigiani del Castello erano in trepidazione perché la castellana, ormai prossima al parto, stava per dare alla luce il suo primogenito.

Dall’esterno si potevano vedere le ombre lunghe e nere proiettate sulle pareti dalle molte candele accese in un via vai frenetico e convulso tra le tante stanze del Castello.

Solo, in una stanza dell’ala opposta a quella in cui l’erede sarebbe nato, e al buio, seduto su una sedia c’era il vecchio duca, immerso nei suoi pensieri.

Lo sguardo correva alle luci fioche che si intravedevano in paese; pian piano, ricordò la storia di un tempo che fu, e nella memoria, i suoi occhi iniziarono ad inumidirsi.

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C’era una volta un ricco signore che, al servizio del sovrano con il quale divideva in parti uguali le tasse rurali riscosse sui terreni da lui amministrati anche con la forza quando il raccolto non era stato sufficiente, dopo una animata discussione, cacciò di casa, diseredandolo, il figlio perché irriverente.

In particolare, il giovane, istruito e sensibile, mosse l’accusa al genitore di essere servile col sovrano e aggressivo con i contadini, definendolo prepotente con la gente indifesa, e viscido, strisciante, con il potente, ignorando il fatto che il padre fosse tenuto a riscuotere i tributi per conto del capo popolo che gli aveva donato nientemeno che un feudo. Il ragazzo non si perse d’animo e per procurarsi da vivere si imbarcò su una nave veloce bizantina del IX secolo al servizio di un attempato lupo di mare che gli affidò la custodia e la distribuzione dei viveri a bordo.

Con il suo carattere, era riuscito ad entrare nelle grazie del vecchio, il quale, cercando alleati a bordo, ben presto gli insegnò tutti i trucchi e le malizie del mestiere per procedere con destrezza nel famigerato mondo degli uomini di mare.

In quel periodo, non esistendo leggi sulla navigazione, in mare tutto era permesso!

L’adolescente fu un ottimo allievo, imparando bene e con rapidità - forse troppa - trasformandosi, ben presto, da paladino dei deboli nel peggiore dei criminali.

Con la complicità della ciurma, uomini spregevoli, avanzi di galera, si sbarazzò in modo violento del “suo maestro”, assumendo il comando della nave e impossessandosi di tutto il malloppo che il veterano marinaio aveva accumulato nelle sue innumerevoli scorribande per mare nella lunga carriera di pirata.

Da quel momento in poi, l’esistenza di quel giovane cambiò radicalmente.

Il suo nome non lo rivelò mai; lungimirante, era molto avveduto nel non svelarlo a nessuno per non farsi riconoscere e per non incorrere nei rigori della legge al momento dell’abbandono della pirateria.

In poco tempo accumulò una fortuna e in ogni porto presso il quale sostava per l’approvvigionamento dei viveri, si presentava con un nome, una bandiera e un’attività diversi: a volte diceva di essere stato in guerra, altre volte di essere in giro con i suoi uomini per affari.

Ciononostante, era sempre e costantemente alla ricerca di persone nel pieno vigore delle loro forze da rimpiazzare con gli uomini che perdeva durante gli assalti ai mercantili.

In quel periodo c’era molta povertà e i mestieri erano davvero pochi.

I lavori agricoli si svolgevano fra mille ostacoli e il raccolto dei campi sovente lasciava a desiderare o a causa della siccità dovuta alle scarse precipitazioni, o a causa della grandine che rovinava il raccolto ormai maturo. Anche la pesca, identificata come ripiego per i montanari, non offriva molto poiché in inverno le navi non potevano essere utilizzate.

Gli uomini, pertanto, con un clima così negativo, passavano il loro tempo oziando, oppure bevendo in osteria, aspettando tempi migliori.

È agevole comprendere come fosse stato facile per il giovane pirata – che d’ora in poi chiameremo signore con scritta in corsivo e grassetto con carattere minuscolo per differenziarlo dall’uomo che merita rispetto - arruolare persone con le prospettive di una vita licenziosa, il cameratismo, la profusione di cibo e di vino a bordo.

Piccoli proprietari terrieri, calzolai, pastori, contadini, falegnami e bottegai accettavano volentieri di fare delle esperienze in mare, soprattutto in vista del facile arricchimento; tutto il resto diventava sbiadito ed insignificante.

Ben presto la fama del signore divenne proverbiale; correva voce tra i malavitosi che con le sue scorribande si fosse impossessato di un bottino di immenso valore. Era diventato il terrore dei mari.

Tuttavia, dopo trent’anni in cui aveva percorso in lungo e in largo tutto il Mediterraneo per depredare navi di tutte le nazionalità, cominciò a dare segni di stanchezza, manifestando la volontà di ritirarsi dalla pirateria, anche perché afflitto da dolori reumatici; dolori dei quali non poteva parlare con nessuno – men che meno con la sua ciurma – per non dare la possibilità di sottrargli l’ingente tesoro accumulato nel tempo.

Giorno dopo giorno accarezzava l’idea di ritirarsi in un luogo tranquillo, lontano dal mare, nel quale nessuno lo potesse riconoscere, e vivere gli ultimi anni della sua vita, circondato dai suoi fedelissimi.

L’idea che caldeggiava era data anche dall’assenza ormai di qualsiasi interesse e dal fatto che sul mare le cose stavano cambiando per i pirati… e in peggio.

I mercantili si erano organizzati in flotte per difendersi dalle incessanti incursioni dei pirati, dotandosi addirittura di un’arma da getto, il famoso “fuoco greco”, una miscela di petrolio, calce viva e salnitro per rispondere adeguatamente agli attacchi dei pirati.

La situazione, poi, era alquanto rischiosa anche a bordo; i suoi uomini, gente spregevole, rappresentava un pericolo costante; si ammutinava per un nonnulla.

Per queste ragioni si rafforzò in lui il convincimento di dare l’addio al mare e alla pirateria.

Per giorni si arrovellò il cervello per cercare una soluzione ottimale, dovendo individuare una regione dove regnasse la confusione politica per passare inosservato, una zona dove poter creare le premesse per iniziare una nuova vita e un luogo sicuro dove nascondere il bottino.

L’ideale sarebbe stato trasferirsi in un piccolo villaggio di contadini, nel quale le persone non ponessero domande, con nelle vicinanze una grotta, il tutto, semmai, nei pressi di una montagna.