(22/07/2011)
UNA PROCESSIONE UNICA


di Mario De Capraris

Giorni fa, quando mi sono seduto davanti al video per assistere, attraverso questo sito, al filmato della processione del 15 luglio della festa del Carmine, confesso che l'ho fatto quasi controvoglia, sicuro di assistere (non me ne volete) a una noiosa manifestazione che non avrebbe avuto nulla di interessante. Figuràtevi la mia sorpresa quando invece, al contrario, mi sono reso conto che la processione era addirittura spettacolare. Voi adesso direte che questo è eccessivo perchè una processione non è spettacolare proprio per niente, in quanto ha solo la sua valenza religiosa. Ebbene, se mi è permesso, è l'aspetto laico quello che più si è dimostrato eccezionale.

Prima di tutto, l'inizio del filmato, che si apre con gli istanti che precedono l'arrivo: la processione sta per arrivare da via Barbato, ma la piazza, gremita di folla, non è silenziosa come lo sarebbe qualsiasi piazza di qualsiasi città. No. La piazza è vociante, di un vociare che è espressione di una incontenibile euforia che dà il senso di ciò che significa la manifestazione per la popolazione locale: un'aggregazione sì di matrice religiosa, ma soprattutto un momento in cui ci si ritrova  insieme, come se tutto ciò che avviene in quei momenti su quella piazza è straordinario e irripetibile, in cui un caos benvenuto avvolge chi si incontra, chi saluta,  chi sta discutendo, mentre le campane dal suono cristallino sovrastano la piazza a ritmo serrato e ogni suono di campanella si abbatte piacevolmente al suolo, le campane non dal vicino campanile, ma a perpendicolo sulla piazza.

Arriva la testa della processione ed è come se un nuovo fiume di chiasso investisse il mare di chiasso già esistente. Il parlottare generale per un po' viene calmato dai palloncini pirotecnici e poi dalla nuvola di coriandoli, ma dopo è di nuovo il turbinìo di scampanìo, di vociare, di suono della banda, di chiamarsi, di salutarsi.

È necessario aspettare l'arrivo degli anziani con la mantellina gialla per trovare un po' di silenzio e compostezza, che però appaiono fuori luogo perchè il comune denominatore della festa è fare “caciara”.

La sera, come se non bastasse, di nuovo in strada, la fiaccolata, la gente, la banda, la processione, i saluti.

Si ha l'impressione che c'è un non so che di sopravvissuto: un paese dalle radici fortemente agricole ha resistito a tutte le modernità, così che una semplice manifestazione, solo per non essere globalizzata, diventa interessante.

L'allegra, briosa, “caciarona” comunità lascia sorpresi e divertiti perchè non ci si aspettava tanta vitalità in un paesino abitato da poca gente. 

Sorge spontanea la constatazione di un emigrante apparsa tempo fa su questo sito: “Se io sapevo che Sant'Agata era così, non me ne sarei mai andato”.

Tutti noi, vedendo questo filmato, ce lo domandiamo: “Ma perchè siamo andati via da Sant'Agata?”

Per il resto prometto che la prossima volta che nel sito apparirà un nuovo filmato di un'altra processione lo terrò in grande considerazione. 

Mario De Capraris