|
Si viaggiare”, così cantava Lucio Battisti negli anni settanta, “con coraggio, dolcemente . . .” Viaggiare è un’attività tipicamente umana; gli animali, infatti, seguono percorsi e motivazioni predefinite dall’istinto della sopravvivenza e dalla conservazione della specie. Senza il coraggio di chi ha iniziato, come nel caso delle grandi scoperte geografiche, tutte le generazioni successive (ed anche noi) sarebbero state più povere. E’ importante comprendere come la vita è un viaggio! Ogni viaggio ha un suo motivo, spesso diventa un’occasione di realizzazione personale e sociale. Singole persone e famiglie si confrontano sulle opportunità di movimento e di turismo in offerta: reportage televisivi o giornalistici, pieghevoli turistici, agenzie e opportunità low coast in Internet. La pubblicità turistica, l’informazione dei media, le esperienze di viaggio ci mettono quotidianamente in contatto con il mondo, sicché quello che un tempo costituiva il “lontano remoto”, oggi non lo è più e quei paesi, usciti dalla nebbia fiabesca in cui la distanza li aveva relegati, assumono il carattere del quotidiano. E’ sufficiente fare una visita a qualche città o paese per scoprire le vestigia della storia: palazzi, chiese, piazze lastricate con ciottoli, vie dagli antichi nomi. Con devozione si devono percorrere le strade di millenni, quelle costruite dall’uomo nello sviluppo della civiltà e che passano per centri ormai famosi nel mondo, dove sono rimaste fulgide testimonianze della potenza, della fantasia e dell’intelligenza umana. E’ anche divertente scoprire una realtà che ci riporta ai tempi antichi “quando Berta filava”, come raccontano le fiabe delle nonne. Spesso in occasioni particolari, in gita o in vacanza, momenti di vita lontani dalla solita routine, ci si trova in sintonia con il mondo e si dà risposta alle domande più profonde della vita. La nostra mente cerca il suo ritorno alla divinità: vivere in armonia con l’universo e con la propria anima come in questa poesia di V. Cardarelli:
Distesa estate, stagione dei densi climi dei grandi mattini dell’albe senza rumore ci si risveglia come in un acquario dei giorni identici, astrali, stagione la meno dolente d’oscuramenti e di crisi, felicità degli spazi, nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole che dal tuo cielo trabocca, stagione estrema, che cadi prostrata in riposi enormi, dai oro ai più vasti sogni, stagione che porti la luce a distendere il tempo di là dai confini del giorno, e sembri mettere a volte nell’ordine che procede qualche cadenza dell’indugio eterno.
di Rina Di Giorgio Cavaliere
|