(12/07/2011)
LE CASE DI RIPOSO : SANTAGATA E BOVINO


di Mariagrazia Bonuomo
Casa del Sacro Cuore di Gesù Sant'Agata di Puglia
 Casa del Sacro Cuore di Gesł Sant'Agata di Puglia



Casa di riposo del Sacro Cuore di Gesù di S. Agata

Cenni storici

Mariagrazia Bonuomo
SANT’AGATA - A S. Agata di Puglia, la casa di riposo dedicata al Sacro Cuore di Gesù offre ristoro alle persone anziane dal lontano 1932. Il fondatore della casa è stato Donato Pagano, sacerdote e parroco in Sant’Agata, nominato curato della chiesa di San Michele Arcangelo nel 1905. Nel 1918 furono avviati i lavori per la costruzione della casa di riposo. Nel 1931, grazie alle numerose donazioni, fu creata la fondazione con decreto del re Vittorio Emanuele III. Nel 1932 Mons. Pagano impiantò all’interno della struttura una tipografia con la quale pubblicò la rivista “Raggi di carità”, che documenta il periodo della creazione dell’istituto. La casa di riposo, costruita con l'aiuto di tutti i Santagatesi, voluta dall’allora sindaco cav. Francesco Barbato, nel corso degli anni, anche nei tempi difficili del dopoguerra, ha dato lavoro a numerose persone. Nel 1924, accolte da un popolo in festa, arrivarono a S. Agata le suore del Sacro Cuore che, fino allo scorso aprile, hanno avuto un ruolo importante per l’insegnamento delle arti di taglio, cucito e ricamo, economia domestica ma anche musica e canto. La prima Madre Superiora fu Matilde Grassini.

Attualmente la fondazione è gestita da un consiglio composto da cinque membri: due persone sono nominate dalla Curia Vescovile, due dall’Amministrazione Comunale e una dalla Regione Puglia. All’interno della struttura lavorano 25 persone, tutte di S. Agata. 71 sono complessivamente i posti letto disponibili, 51 dei quali sono occupati. Le stanze sono confortevoli e dotate di TV. La casa di riposo non è convenzionata con la ASL. Gli ospiti pagano una retta mensile che oscilla tra € 900,00 e € 1.100,00. La casa di riposo, ospitata all’interno di un edificio di notevole valore storico ed architettonico, è immersa nel verde. Dall’ospizio è possibile raggiungere il paese con una piacevole passeggiata che sbocca in Piazza S. Rocco, vicino le mura del Castello imperiale. 

“Casa della Speranza Giovanni Paolo II” di Bovino

Intervista al dott. Michele Russo

G.G. 

La nuova struttura di Bovino, moderna ed efficiente, non è ancora interamente fruibile. Attualmente sono utilizzabili solamente gli alloggi posti al primo piano, per un totale di 39 posti letto. Una volta ultimati i lavori di ristrutturazione del secondo, già in fase avanzata, vi sarà la disponibilità complessiva di 60 posti letto. Le stanze, alcune singole, altre doppie, sono ampie e confortevoli, con bagno autonomo, arredate con televisione e linea per telefono e PC. Al piano terra sono allocati i locali destinati alle cucine, la sala refettorio, una sala multifunzionale con schermo gigante ed attrezzi ginnici, un ampio ingresso con reception e gli uffici destinati alla direzione ed alla segreteria.

Abbiamo incontrato il direttore della struttura, il dott. Michele Russo che, con grande cordialità, ci ha aperto le porte del ricovero, parlandoci con entusiasmo dei progetti di sviluppo legati alla casa di riposo: “Le persone anziane sono al centro delle nostre attenzioni. L’intera organizzazione ha lo scopo di garantire ai nostri ospiti condizioni di permanenza ottimali. Cerchiamo di offrire servizi qualitativamente elevati”.

Quanti ospiti ci sono attualmente?

Attualmente ospitiamo 13 persone ma stiamo già esaminando altre 22 richieste di ingresso. Nel giro di pochi mesi saranno terminati i lavori al secondo ed al terzo piano, così potremo disporre di 60 posti letto.

A chi appartiene la struttura?

La struttura appartiene alla Fondazione Valleverde ONLUS, costituita nell’anno 1997 per volontà di don Giuseppe Salerno, parroco di Valleverde, del fratello Padre Marco e della sorella Maria. La famiglia Salerno ha donato l’intero patrimonio paterno alla costituita fondazione.

Chi amministra la Fondazione?

La Fondazione è amministrata da un consiglio di 7 membri: quattro laici e tre sacerdoti dell’ordine dei Vocazionisti, cui apparteneva il compianto don Giuseppe. I membri del consiglio sono permanenti ed autonomi sotto il profilo politico. 

Com’è stata realizzata la casa di riposo? Con quali fondi?

La struttura è stata realizzata senza finanziamenti pubblici. In parte sono stati impiegati fondi propri, circa 250.000 euro. Le ulteriori risorse necessarie, pari ad € 1.500.000, sono state reperite attraverso un mutuo ordinario concesso da Banca Prossima e Banca Etica. La durata del mutuo è di 25 anni. La Fondazione sopporta una rata annua di circa 80.000 euro.

Chi gestisce la casa di riposo?

La casa di riposo è gestita direttamente dalla Fondazione Valleverde ONLUS. Con la ASL la Fondazione ha sottoscritto un accordo per l’erogazione di servizi sociosanitari ed assistenziali, accordo fortemente voluto dall’assessore Elena Gentile, dal direttore generale dott. Ruggiero Casrignanò, dal direttore sanitario dott. Vito Gregorio Colacicco, dal direttore sociosanitario assistenziale dott. Ettore Magaldi, nell’ambito del programma sociosanitario regionale. La ASL, oltre a garantire una serie di prestazioni sanitarie ed assistenziali, corrisponde alla Fondazione, per ogni anziano, € 46,45 al giorno, ossia il 50% del costo complessivo della degenza, pari ad € 92,90 al giorno.

Quanto pagano mensilmente gli ospiti?

Gli ospiti dovrebbero pagare, per ogni giorno, € 46,45. In realtà, la Fondazione, per agevolare l’accesso a condizioni più favorevoli, pretende una retta mensile ridotta che va da € 900,00 ad € 1.400,00. L’importo varia in base alla sistemazione in camera singola o doppia.   

Quante persone lavorano attualmente alle dipendenze della Casa di riposo?

Attualmente sono regolarmente assunte, a tempo indeterminato, circa 25 persone: quattro infermieri professionali, un fisioterapista, un direttore sanitario, due unità in amministrazione, undici operatori sociosanitari (OSS), un assistente sociale, tre cuochi e due aiutanti. Il personale è stato selezionato con grande attenzione, per garantire agli ospiti prestazioni altamente qualificate. Quando la struttura lavorerà a pieno regime, sarà necessario assumere ulteriore personale. È ipotizzabile l’impiego complessivo di 60 unità.

Ci sono progetti di sviluppo?

Di progetti ce ne sono tanti. La Fondazione possiede, nelle immediate vicinanze della chiesa, circa 40 ettari di terreno. Un’idea interessante potrebbe essere quella di creare un ciclo produttivo cui partecipino gli stessi ospiti della casa, finalizzato alla produzione e trasformazione di prodotti genuini destinati agli stessi ospiti. Già oggi, la struttura utilizza olio prodotto dagli uliveti di proprietà della fondazione. Per ora, la cosa più importante è completare la struttura. Il resto verrà da sé. Le potenzialità non mancano.

Tratto dalla rivista ELCE