(10/06/2011) LA DEVOZIONE PER S.ANTONIO DI PADOVA A SANT'AGATA DI PUGLIA di Dora Donofrio Del Vecchio | ||
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La devozione per S. Antonio di Padova a Sant’Agata di Puglia Il culto per il Santo dei “miracoli” è effettivamente tra i più popolari a Sant’Agata di Puglia. Culto antico, alimentato dai francescani Conventuali presenti a Sant’Agata dal 1443 e dai francescani Riformati, dal 1613. Nella chiesa dell’Annunziata (che si è chiamata anche di S. Antonio), annessa al convento dei Conventuali, è l’altare del Santo. Prima della ricostruzione della chiesa era in una cappella a sinistra dell’altare maggiore, in una nicchia con due colonne a sinistre, due a destra con capitelli corinzi. Anche nella chiesa di S. Carlo, annessa al convento dei Riformati, era un altare con la statua del Santo, ora nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo. A sostenere la devozione, oltre ai Francescani, è stata la confraternita di S. Antonio, sorta all’ombra del convento dell’Annunziata, con sede nella chiesa omonima. Era attiva già nel ‘500 quando, con la confraternita dell’Annunziata, assisteva i poveri, gli ammalati poveri ed i pellegrini diretti ai santuari della Capitanata; aveva cura della cappella, e dell’amministrazione dei beni. Come attestano i documenti, tra cui il Catasto Onciario di Sant’Agata di Puglia del 1754, la cappella possedeva numerosi beni, tra cui vigneti ed uliveti al Piano delle Querce (r’alive re Sand’Andònie), un mulino ad acqua al Piscone sul Frugno, 30 vacche giovani e 10 grosse, 86 pecore non soggette a Dogana, 28 capre, un giovenco, per una rendita di ducati 623,27. Dava ai Padri conventuali ducati 15 per messe cantate senza assistenza e, sempre nel 1754, spendeva ducati 14,80 per la festa di S. Antonio e del SS.mo Rosario. Aveva la sua campana sul campanile dell’Annunziata, chiamata campana di S. Antonio, con i rilievi dell’Immacolata e del Crocifisso e la seguente iscrizione: “Renovata ab hoc cenobio et parum amplificata a Vincentio Iuspa S. Antonii Rectore. A.D. MDCCIC”. Fu rifusa nel 1970. Come le altre confraternite francescane, ebbe molti associati, soprattutto contadini ed operai, e svolse con le attività di culto molte opere di pietà. Suffragava i confratelli ed i benefattori defunti. Nel 1905 (era priore Gerardo Locurcio) vendette parte degli ori del Santo (ricavò lire 600) per contribuire alla ricostruzione della chiesa dopo la frana del 1903, ricostruzione che costò lire 18.000. Non mancò il suo aiuto nella successiva ricostruzione per il terremoto del 1930. Un cespite di entrate era costituito dalle offerte: il martedì girava per il paese un incaricato per raccogliere elemosine (grano, olio, farina), durante l’estate per i campi in tempo di mietitura per raccogliere il grano. Infatti i coloni, ma anche i poveri contadini offrivano al Santo il grano e l’olio per la lampada. Le spigolatrici, tornando la sera dai campi, lasciavano manipoli di spighe di grano in grossi contenitori che i Padri francescani ponevano all’ingresso del paese. Nel 1881, dietro petizione del parroco don Raffaele Anzano la confraternita si trasformò in terz’Ordine francescano, canonicamente riconosciuto con rescritti del 27 e 31 maggio dello stesso anno dal vescovo di Bovino, mons. Alessandro Cantoli. Il primo corredo degli abiti, costituiti dal saio francescano con cingolo, scapolare, cappuccio, lo fornì il devoto Michele Longo. Lo stendardo riportava i simboli francescani. Il terz’Ordine francescano contò numerosi iscritti ed iscritte. Nel 1930 con la confraternita dell’Annunziata contava 239 associati. Con grande solennità si svolgevano la festa e la processione del Santo il 13 giugno, precedute dalla pratica dei 13 martedì, dalle Quarantore e dalla processione eucaristica che si teneva la sera del 12 giugno e che percorreva le strade del rione di S. Antonio o dell’Annunziata. Per onorare degnamente il Santo, il 13 giugno, s’interrompevano tutti i lavori in paese e nei campi. Si animava particolarmente il paese, soprattutto il rione dell’Annunziata ov’è ubicata la chiesa di Sant’Antonio; si preparavano con anticipo stendardi di paglia bianca e cappelloni carichi di gigli, oltre a monumentali “palii”, ricchi di gigli e ciliegie, che sfilavano con la processione, accompagnata da spari di mortaretti. La statua del Santo, che era venerata come miracolosa, veniva portata in processione tutta ricoperta di ori ed argento. Grande era il concorso del popolo (molti andavano scalzi) che partecipava numeroso alle sante Messe ed alla processione. Dopo la festa, prima che la statua del Santo fosse rimessa nella nicchia, si portava processionalmente sul Ponte dell’Annunziata per la benedizione dei campi. Molti devoti davano ai figli il nome Antonio, si consacravano al Santo e per voto vestivano il saio francescano; molti preparavano “il pane di S. Antonio” con farina propria o raccolta per elemosina, “pane” che distribuivano dopo la benedizione. Per molti anni del secolo scorso lo offrirono i “Fratelli Fredella molini e pastificio”, gli stessi che si fecero carico delle spese per il culto e la festa. Tra i devoti e benefattori va ricordato Gerardo Maruotti di Palino. Nel 1918 il popolo raccolto nella chiesa di Sant’Antonio decise di eleggere il Santo patrono principale di Sant’Agata, anche se questa volontà popolare non si tradusse mai nella pratica attuazione. Nel fervore della preghiera, la sera del 12 giugno 1937 al rientro della processione eucaristica, quando l’ostensorio fu rimesso sull’altare per l’ultima adorazione, il popolo gridò al miracolo: nell’ostensorio comparve il volto di Cristo. Grande stupore colpì i sacerdoti che officiavano (don Remigio Cela, don Marciano Palazzo, don Luigi Locurcio) ed i numerosissimi presenti. Ancora oggi ne parlano alcuni dei testimoni diretti, come Gregorio Zanzonico, Grazia e Bonifazio Florio. Bari-Palese, 3 giugno 2011 Dora Donofrio Del Vecchio Inno a Sant’Antonio Un inno di speme, d’amore, Noi tutti , fedeli, sciogliamo; All’inclito Santo porgiamo I palpiti ardenti del cor. Antonio mostrossi, vivente, Portento di scienza e pietade; In ogni difficile etade Fu saldo baluardo quaggiù. All’alma invocante soccorso Fu largo di pace e sorrisi; In terra, cuor duri, conquisi Al cielo frequente aspirar. Infuse la fede, l’amore, Purezza, virtude, costanza, Giammai celeste desianza Con l’ali tarpate restò. Se dunque, per somma bontade, Ognuno fu sempre esaudito, Gustando, umiliato, pentito, La pace che il ciel sol dà. Difendi mai sempre proteggi, Ispira superno consiglio, Sostegno nel perfido esiglio, Salvezza all’estremo sospir.
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