(30/05/2011) IL METEO di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
![]() | ||
Abbiamo preso l’abitudine di consultare i comunicati meteo non solamente in occasioni importanti che hanno bisogno di notizie precise, ma anche per decidere quale capo indossare o come organizzare un evento. Su tutti i quotidiani è riportata la pagina con le notizie delle previsioni del tempo, spesso riferite anche ad altri stati. In televisione, poi, sul telefonino e in internet il meteo è continuamente aggiornato e particolareggiato, basta inviare un SMS con il nome della città!
Oggi l’accuratezza delle previsioni del tempo è aumentata in conformità a un trattamento statistico delle osservazioni e di complicati sistemi tecnologici, ma l’uomo può fare ben poco per dominare il più importante dei cinque fattori dell’ambiente, cioè il clima. Può riscaldare la sua casa, installare un condizionatore, portare l’ombrello, mettersi l’impermeabile, però deve accettare il clima come qualcosa su cui ha un limitato controllo, cui deve adattarsi. In alcuni settori riesce a modificarlo su scala ridotta: gli esperimenti di produzione di pioggia o neve artificiale sono in corso, ma rischiano di alterare l’equilibrio naturale. Infatti, sebbene sia capace di irrigare il deserto, di riscaldare le case, di abbattere le foreste, l’uomo non rimuove le condizioni limitanti che questi elementi gli pongono, ma solo scambia una serie di condizioni con un’altra: ogni alterazione prodotta dalla tecnologia sull’ambiente richiede solitamente un più o meno complesso sistema di organizzazione per essere creata e mantenuta. Le catastrofi naturali, non ultima la serie di tornado che si è abbattuta su sei Stati del sud degli USA, radicano sempre più in noi la consapevolezza della relatività delle nostre conoscenze e delle interconnessioni esistenti nell’universo, di cui noi stessi siamo parte integrante. Parliamo di cataclismi o di trasformazioni continue del nostro pianeta? Alcune idee-guida sorgono contemporaneamente in diverse discipline, in sintonia con la cultura regnante in un determinato momento, è definita “storicità della scienza”. Nel secolo XVII sorse la controversia in Biologia, Geologia e Astronomia tra “catastrofisti” e “continualisti”. Tra la fine del secolo XVIII e l’inizio del XIX, le idee cambiarono profondamente per un’affermazione fatta dal geologo inglese Charles Lyell, secondo cui le stesse forze che vediamo operare giornalmente in maniera quasi impercettibile, come il soffiare dei venti, lo scorrere delle acque, possono produrre i più profondi mutamenti nell’aspetto del paesaggio terrestre, purché abbiano abbastanza tempo a disposizione. In Astronomia la teoria di Buffon sull’origine del sistema solare con l’urto di una stella di passaggio contro il sole rientrava proprio nella categoria del catastrofismo. In seguito faranno la loro comparsa teorie più aderenti al principio delle cause attuali: quella di Jeans sull’onda di marea o quella di Weiszäcker sui vortici. Anche i biologi, diranno che le specie viventi, avendo abbastanza tempo a disposizione, possono essersi sviluppate secondo un processo di modificazione lento ma inesorabile come le dottrine evoluzionistiche indicano. Grazie all’uso del linguaggio, le conoscenze non restano limitate a ciò che l’uomo impara nel corso della sua esistenza, ma sono tramandate di generazione in generazione e ampliate con ciò che altri uomini imparano. Perciò le conoscenze dei singoli sono condivise dagli altri, i gruppi sopravvivono agli individui che li compongono e le strutture sociali si mantengono nel tempo, ma la conoscenza e il rispetto della natura permangono le qualità indispensabili. di Rina Di Giorgio Cavaliere Tratto da www.stampasud.it | ||