(25/05/2011)
ACCADIA : DISABILITA' E DISAGIO SOCIALE


di Teresa Bizzarro

ACCADIA - Nel numero 51 del mese di febbraio sono state portate all’attenzione dei lettori le condizioni di vita dei diversamente abili che vivono nei nostri piccoli paesi. Anche ad Accadia la situazione è preoccupante. Un dato emerge su tutti, ossia l’atavica scarsa attenzione verso i bisogni non solo dei diversamente abili, ma anche di chi soffre di un disagio psichico, degli anziani soli non autosufficienti e di chi vive a diverso titolo situazioni di emarginazione. Se guardiamo alle barriere architettoniche poco o niente è stato fatto. Mancano gli accessi agli uffici pubblici, nelle scuole non si può accedere ai piani superiori. Stessa situazione per tutti i luoghi di incontro e di ritrovo (bar, negozi, club, associazioni…). Perché tanta indifferenza? Forse perché non c’è “convenienza”? Se, poi, dalle barriere architettoniche passiamo a quelle culturali e sociali, la situazione è ancora più delicata. Basta pensare ai ragazzi diversamente abili che una volta usciti dalla scuola dell’obbligo restano affidati esclusivamente alla famiglia. La loro vita sociale e culturale di colpo viene interrotta, la loro partecipazione alla vita attiva della comunità quasi nulla. Se ci fermiamo a riflettere un momento, ci accorgiamo di quanti giovani ad Accadia vivono situazioni di disagio e di marginalità sociale. Non ci sono progetti culturali, sportivi, lavorativi, ricreativi mirati e specifici, né da parte delle istituzioni né da parte delle associazioni. Sono persone che non hanno bisogno di elemosine o di pietà, ma persone che devono essere aiutate a vivere una vita degna di essere vissuta. Il senso di inutilità e l’emarginazione uccidono la dignità delle persone. Tutti dovremmo sentire forte il bisogno di fare qualcosa per favorire la piena realizzazione umana, culturale e sociale dei più deboli. Non si tratta solo di abolire le barriere architettoniche, ma di abbattere pregiudizi, indifferenza ed apatia. (Teresa Bizzarro)