(07/04/2011)
STRALCI DI VITA SANTAGATESE 1° PUNTATA DI ALFONSO DE CAPRARIS


Prefazione.

 Fra quanti si cimentano nel difficile compito di riportare alla luce i ricordi, una posizione di rilievo la occupa sicuramente Alfonso De Capraris, il quale a una memoria lucida unisce una piacevolezza di lettura non comune. Leggerlo non è solo un'amena conoscenza di storie passate, bensì un riscoprire un passato che sentiamo non può essere solo il suo, ma appartiene a tutti. Le storie che racconta fanno parte di un mosaico cui vengono aggiunti i pezzi mancanti che alla fine ci daranno l'immagine di quelle radici che credevamo erroneamente di conoscere nella loro completezza. Leggendolo si ha la sensazione che ci ha restituito quello di cui prima non ci rendevamo conto che ci mancasse. Il racconto a puntate si riferisce a un suo soggiorno a Sant'Agata di Puglia insieme alla famiglia durante la seconda guerra mondiale. Con la descrizione dei personaggi, delle scene e dell'ambiente, Alfonso ci consegna delle pagine che, mentre riguardano la sua esperienza personale, al tempo stesso fotografano quello che era un pezzo dell’entroterra d’Italia in cui la Storia faceva capolino per fortuna in modo molto marginale. Sebbene si trovò al paese per la necessità di sfuggire ai bombardamenti che avvenivano a Foggia, tuttavia per lui il bisogno si tramutò in occasione irripetibile per far suo un patrimonio culturale messogli a disposizione dalla sorte, trovandolo particolarmente interessante oltre che indispensabile, e, si potrebbe dire, non poteva essere diversamente, viste le origini santagatesi della sua famiglia. Per cui la permanenza, che l'autore considera un passaggio fondamentale della sua vita, non poté che essere idilliaca. Infatti, ancora oggi che ne parla, è evidente il sentimento che lo lega al paese e a una civiltà contadina la quale, seppur povera, seppe dimostrarsi prodiga di valori immutabili nel tempo. In definitiva nei suoi scritti non si può non notare un misto di compiacimento e di riconoscenza verso un mondo che, pur non avendo nulla, seppe dargli tutto. Ma ciò che infine rende il racconto non un semplice e crudo elenco di ricordi, ma al contrario insolitamente toccante è un tema di fondo che ognuno sarà stato capace di cogliere: Alfonso non lo scrive, ma sembra quasi che voglia dire con le parole di Natalia Ginzburg in Inverno in Abruzzo: “....era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che m’è sfuggito per sempre, solo adesso lo so.” 

Mario De Capraris

 Introduzione.

 Durante l’ultimo incontro avuto con mio cugino Mario De Capraris, c’è stato un piacevole “amarcord” dei nostri trascorsi santagatesi, miei in modo particolare, che mi sembra abbiano suscitato in lui, vista la sensibilità d’animo che lo contraddistingue, un certo interesse e, perché no, anche curiosità, per cui mi è venuta l’idea, anche per quel comune desiderio di fare il così detto tuffo nel passato, di mettere nero sul bianco. Devo dire subito, però, che non so da dove cominciare, tale e tanto è il fiume di ricordi che affollano la mia mente, al punto da costituire un grande caleidoscopio di fatti, emozioni, immagini, cose, luoghi, personaggi, vicende, episodi, situazioni, odori, sapori e, non ultimi, suoni, sì perché, una volta ascoltata la soave melodia della campana di San Nicola, quando suona a distesa nei giorni di festa, donandoti un dolce momento di gioia e di spensieratezza, ebbene quel suono non lo si dimentica più per tutta la vita. Tutto questo perché, pure essendo io nato a Foggia, il che non mi dispiace affatto, c’è stato un periodo della mia fanciullezza, risalente agli inizi degli anni quaranta, esattamente dall’estate del 1943 all’autunno del 1945, che ho trascorso a Sant’Agata, e che, sebbene circoscritto in un arco di tempo limitato, l’ho vissuto molto intensamente e con grande partecipazione. Inoltre, essendo soprattutto la casata di mia madre molto vasta, (eravamo, infatti, imparentati, oltre che con i Barbato, anche con i Del Buono, i Cancellaro, i Di Miscio, i Danza, i Fredella, i Carrillo, i Leo, i Volpe, ecc.,) ebbi modo di conoscere tante persone, da tutte, a dire il vero, molto benvoluto, anche perché ero l’ultimo arrivato in ordine di età. Per questa ragione è rimasto impresso nella mia mente, e, soprattutto nel mio cuore, un enorme bagaglio di memorie, che dubito potrò raccontare tutte, nel timore di essere troppo prolisso, scusandomi sin da ora per qualche involontaria inesattezza; tengo, comunque, a precisare che tutto è scrupolosamente vero, nulla è lasciato alla fantasia. Mi piace, però, mettere in risalto la considerazione secondo cui il forte legame che mi unisce a Sant’Agata si basa su due fattori di fondamentale importanza, che hanno inciso molto sulla mia vita, lasciandone un’impronta profonda, e che tuttora suscitano in me una struggente attrazione verso quella terra. Primo, fra tutti, il fatto che nel “nostro” paese dischiusero per la prima volta gli occhi alla luce del giorno i miei genitori, entrambi santagatesi “doc”: mio padre Gennaro De Capraris (“re la Marònna re la Hrazia”), mia madre Nunzia Barbato (la “sora re Rònn Ascanio”, per intenderci), dei quali sono orgogliosamente fiero, per cui non posso non riconoscere che nelle mie vene scorre puro sangue “sandahatése”. Il secondo fattore, di altrettanto notevole spessore, è che se oggi posso scrivere queste quattro righe, lo devo a Sant’Agata di Puglia, grazie alla quale io e la mia famiglia salvammo la vita, sfuggendo ai bombardamenti della seconda guerra mondiale sulla mia Città, che purtroppo non risparmiarono la nostra casa,centrata con una bomba da 500 libbre ( 2 quintale e 26 chilogrammi )

(continua)

Alfonso De Capraris