(08/03/2011)
MIMOSE PER LE DONNE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

E’ possibile affrontare insieme il problema dell’educazione politica con altri? A nostro avviso sì, poiché esistono tra le diverse forme di educazione collegamenti trasversali: valenze di formazione e di benessere, ma anche di carattere preventivo e orientativo. In ogni fase della nostra esistenza educare è prospettare idee guida da utilizzare nella progettazione esistenziale; è proposta di valori condivisibili che possano occupare spazi altrimenti impegnati da atteggiamenti asociali e distruttivi.
     La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato, poiché definisce quali sono i diritti dei cittadini, che non possono essere negati, quali sono i poteri dello Stato e quali limiti questi ultimi hanno. La nostra Costituzione risale al 1948 e, in un periodo come quello attuale, in cui si parla spesso di una sua revisione, è bene evidenziare che essa è ancora molto attuale e le sue enunciazioni di valore generale hanno un significato morale universale, che va spesso oltre la sfera politica; sono gli anticorpi che la nostra società ha costruito, al fine di proteggersi dal ritorno di malattie sociali come le due guerre mondiali e altri tristi avvenimenti del secolo scorso. In questa settimana ricordiamo l’8 marzo, giornata di lotta internazionale a favore delle donne, proposta da Rosa Luxemburg in ricordo di quell’8 marzo 1908, quando a New York morirono 129 operaie. Il profumato fiore della mimosa fu scelto, come simbolo di quella ricorrenza, dall’Unione Donne Italiane nel 1946.
       Il principio dell’uguaglianza dei diritti ha nella nostra costituzione pieno riconoscimento. Nei primi decenni della Repubblica non trovò immediata e completa attuazione, soprattutto in materia di parità tra i sessi. Solo nel 1975 la nuova legge sul diritto di famiglia ha introdotto il principio della parità tra i coniugi, prevedendo che le decisioni e le scelte più importanti riguardanti la vita familiare, debbano essere prese di comune accordo tra marito e moglie. Nel 1977 la legge 9/12 n. 903 sulla parità di trattamento tra uomini e donne in maniera di lavoro ha affrontato il problema della condizione delle lavoratrici, vietando ogni discriminazione. Di recente la legge 10 aprile 1991, n. 125 ha promosso azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna sul lavoro. Sono iniziative che, attraverso gli strumenti più diversi, mirano a eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono ancora oggetto nella formazione scolastica e professionale, nell’accesso al lavoro, nella vita lavorativa, nella progressione di carriera. Nonostante i progressi fatti, non bisogna credere che la battaglia per l’uguaglianza dei diritti sia definitivamente vinta. Il pericolo di nuove discriminazioni è sempre presente nella nostra società come in ogni altra. E’ certamente compito dello Stato, attraverso l’approvazione di nuove leggi, sradicare ogni forma di discriminazione, ma ciò non può realizzarsi se anche la società civile, da parte sua, non abbandona diffidenza e pregiudizi.
       Se è vero, com’è incontestabile, che per educazione politica deve intendersi un’attività, intenzionalmente volta a promuovere la coscienza dei problemi politici e a sviluppare la capacità di partecipazione responsabile all’esercizio del potere, secondo una visione dinamica dei diritti e dei doveri in vista del bene comune, scuola, famiglia e istituzioni non possono sottrarsi a tale compito, in particolare rivolto alle nuove generazioni. Nei regimi totalitari vigono l’indottrinamento e il plagio, negli stati democratici e pluralistici il dialogo è aperto a tutti i cittadini nel rispetto dei loro diritti di libertà. Ciascuno dev’essere rispettato e aiutato a trovare i fondamenti delle sue convinzioni, confrontarsi con altri, in occasione di ricerche e dibattiti, senza timori per le valutazioni e le scelte politiche che farà in seguito. L’analisi delle cause della violenza e dell’intolleranza costituisce un’occasione fondamentale di educazione politica, perché aiuta a superare pregiudizi e blocchi mentali ove si arenano i conflitti, inaridendo la fantasia, la prudenza e il coraggio.

di Rina Di Giorgio Cavaliere