(05/03/2011)
NUOVA EMIGRAZIONE, PERCHE'


di Redazione

Manuel de Teffé, con il suo articolo “Stamattina porto i vestiti a lavare e parto per New York” : Storia di come scoprii l’Economia di relazione”, sembra avere messo il dito nella piaga almeno a lggere i numerosi commenti dei lettori.
In Italia si parla molto di “fuga dei cervelli”, spesso in maniera strumentale per ragioni politiche. Ma pochi, come Manuel, fanno un’analisi seria sulle vere cause.
Andrea Martinuzzi, architetto, medita di andare via dall’Italia perché “se hai idee e dimostri di saperle gestire, generi più fastidio che interesse. La generosità è soffocata dalla paura del cambiamento. Chi lancia sfide, provoca visioni e veicola contaminazioni e relazioni anche virtuose è guardato con stupore, sgomento ed un po' di commiserazione”.
Per Valerio Pacini “a volte è più facile cambiare luogo che aspettare che altri cambino schemi mentali”.
Une demoiselle errante  si appresta a “fare quel fatidico passo oltre confine e tentar fortuna altrove”.  Ha preso la decisione: “concludo i progetti in corso tentando per l'ultima volta di presentarli a qualche feudatario, qui, nel nostro paese e, poi, sono pronta a volar via. se la spacca”.
Il gran passo lo ha fatto quattro anni fa Massimo Sammi ed ora vive a Boston dove studia composizione al New England Conservatory: “ La mia esperienza Americana é stata assolutamente positiva e mi rispecchio con la facilità di relazione che descrivi. Partendo da zero nel giro di 4 anni sono riuscito a raggiungere risultati professionali che in Italia avrei raggiunto in qualche decennio”.
Arianna constata amaramente: “A mio discapito mi accorsi immediatamente che le regole non le stabilisce un giovane dalle idee brillanti in Italia, ma una serie di "baroni" anche nel mondo dello spettacolo”.
Condivide con lei amare considerazio Giorgio Pacifici: “L'Italia è come un'orchestra dove uno strumento non vuole seguire gli spartiti e, passo dopo passo, invade spazi e tempi degli altri, in un crescendo successivo che non ha mai fine, neanche rispetto all'età dello stesso suonatore, che cerca -sempre e comunque- di conservare il posto a discapito di chi viene dopo, ostinatamente continuando e invadendo, costantemente, fino alla personale fine. In un Paese come questo, un giovane di talento non ha spazio. O è fra i pochi fortunati (ma fino a che punto?) che nascono in situazioni privilegiate o è nei guai seri”.
Per Inna L., una russa che vive in Italia, “l’’Italia sembra ancora una società feudale, ma purtroppo non solo nei rapporti sociali, non solo come "rete vassallatico-beneficiaria", ma sopratutto nel senso di rapporti con tempo e stesso atteggiamento al lavoro”.
E’ straniera anche Marie che qui da noi ha dovuto “affrontare una burocrazia mostruosa che quasi mi scoraggiava ad andare avanti”.

Scrive Rosario: “Siamo sempre più radicati in una posizione di imbarazzo nei confronti degli altri paesi, imbarazzo che nasce dalla burocrazia perniciosa come un peperone arrostito al posto del cornetto mattutino, dalle gaffes di alcuni nostri politici che a volte si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e dicono, di conseguenza cose sbagliate, dalle fughe dei nostri migliori cervelli e di capitali, dagli scandali che vanno dal rosa al rosso bordello. Leggendo L'articolo del sig. Manuel ho ravvisato un disagio, come quando da piccoli ci si fa per errore la pipì sotto e ci si sente bagnati, confusi, umiliati. Peccato che l'alternativa alla mamma soffocante e premurosa sia solo l'aereoporto !!!!”
Fabio Minciarelli racconta la sua esperienza di studio e lavoro negli Stati Uniti, un’esperienza molto positiva perché “là ti viene sempre data un'opportunità e non è neanche necessario essere persone fuori dal comune per coglierla, basta serietà, onestà, buona volontà e rispetto”.
Per Cecilia Romana “' difficile pensare che dopo tanti sacrifici fatti in larga parte di umiliazioni e sprosciuttamenti inutili di fare largo ad un giovane ventenne che ha tanta energia e tanti i-pod , ma poca dimestichezza di come saper dimenarsi in questa società stitica”.
C’è anche chi, come Pilar, dopo esperienze all’estero, è voluto ritornare in Italia “per trovare le mie radici, e quella parte di valori radicati che il nuovo mondo, appunto per il fatto di essere nuvo e non superficiale come molti asseriscono, non ingloba ancora totalmente in se”.

C’è anche chi, come Pilar, dopo esperienze all’estero, è voluto ritornare in Italia “per trovare le mie radici, e quella parte di valori radicati che il nuovo mondo, appunto per il fatto di essere nuvo e non superficiale come molti asseriscono, non ingloba ancora totalmente in se”.