(22/01/2011) MADE IN CHINA di Rina Di Giorgio Cavaliere | ||
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Gli economisti ci dicono che la Cina è avviata verso un’industrializzazione accanita in un tentativo d’invasione dei mercati, e non solo occidentali, con la produzione massiccia e concorrenziale, soprattutto per i bassi costi di mano d’opera; anche grazie a un nuovo sistema di laboriosità intelligente e costante per uno sviluppo industriale del paese, sino a pochi anni fa essenzialmente agricolo. Bisogna notare che, se da un lato la Cina cerca lo sviluppo industriale, dall’altro i paesi più avanzati guardano a questo Stato come a un possibile mercato. E’ indicativo l’accordo nato tra il governo cinese e quello italiano, che porterà a uno studio di fattibilità propedeutico alla realizzazione di una centrale a carbone con emissione zero integrata con i campi petroliferi. A Pechino quello per la riduzione emissioni da traffico, che ha spianato la strada a un’importante commessa per la fornitura di motori a basse emissioni di Iveco Fiat o alla promozione dei filtri antiparticolato Pirelli. Inoltre a Shanghai il progetto pilota sui motori a basse emissioni per i motocicli. Non ultimo lo sviluppo chimico della Nemorubicina, molecola preziosa alleata nella lotta ai tumori, che potrà partire anche in Cina, in virtù di un preaccordo siglato tra Nerviano Medical Sciences e l’azienda farmaceutica cinese Yibai limited di Guizhoi.La moderna Cina, modello del nuovo mercato globale in tutti i settori, è nata dai ruderi del Celeste Impero in cui i soprusi d’indifferenti sovrani, le ruberie di corrotti funzionari, le conseguenze di un regime colonialistico, le epidemie e le carestie, avevano ridotto la popolazione in condizioni di miseria. Tutti abbiamo letto la descrizione fatta da Marco Polo: un enorme impero, prospero e pacifico, in cui abbondavano la ricchezza, il commercio, gli uomini istruiti e le cose belle. Conosciamo anche quella che era la situazione del paese fino a qualche decennio fa; nel 1912 è sorta una nuova Cina che, dopo alterne vicende, si è trasformata nel 1949 nella Repubblica Popolare Cinese, presieduta da Mao Tse Tung. Questi è riuscito a portare avanti una serie di riforme, accentrando in proprietà statale le grandi industrie e affidando alle Comuni Popolari la gestione delle terre. La riforma agraria, in particolare, ha coinciso con opere di arginamento di fiumi, bonifica e messa a coltura di nuove estensioni di terreni.La febbrile attività, che ha contraddistinto gli ultimi decenni della storia cinese, ha modificato l’aspetto di vaste aree del territorio sia per l’intensa opera d’irrigazione della Cina centro-orientale, tramite numerosi canali alimentati dai grandi fiumi, sia per il disboscamento razionale nella parte meridionale. Il paesaggio ha subito profondi cambiamenti nel regime delle acque, nel clima e nella fauna: alcuni animali, come l’elefante, sono in estinzione e altri, come la tigre e le scimmie, sopravvivono solo nella parte meridionale. La vita dei cinesi si sta evolvendo anche nei costumi, attraverso l’educazione scolastica, soprattutto basata sulla propaganda delle massime del Presidente Mao, nelle quali è contenuto l’invito alla rivoluzione culturale e militare, perché, solo con la mobilitazione generale, è stato possibile risolvere i gravi problemi della nazione. Di fatti, tale programma rivoluzionario ha permesso ai suoi abitanti di raggiungere non il benessere, ma un sufficiente livello nel tenore di vita. Inevitabilmente, però, ha portato a un livellamento sociale in cui il cittadino deve rinunciare alla sua individualità per tendere a una prospettiva di masse popolari solidali nel raggiungimento dei fini comuni, e allo scarso rispetto dei diritti umani e civili. di Rina Di Giorgio Cavaliere Tratto da www.stampasud.it | ||