(16/01/2011) NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI di MaestroCastello | ||
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Quest’anno si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia, eppure il Regno delle due Sicilie era uno degli stati europei più prosperi che non conosceva emigrazione alcuna. La sua posizione strategica nel Mediterraneo e la sua politica che lo rendevano indipendente erano contrarie agli interessi dei Savoia e delle altre potenze europee del tempo. Il rapporto tra debito, con interessi, e prodotto interno lordo era del 16% in confronto del Piemonte dove ammontava al 75%. Le prima emigrazione massiccia fu proprio quella del Nord con Piemonte, Veneto e Friuli in particolare ed erano i secoli XIX° e XX°. Solo dal 1880, dopo la forzata unificazione che costò perdita di vite umane, soprusi, violenze sulle donne meridionali da parte delle truppe piemontesi e trafugamento del ricchissimo tesoro del Regno di Napoli; milioni di calabresi, campani, pugliesi e siciliani furono costretti a cercar fortuna oltreoceano. L’altra emigrazione più recente si avrà col boom economico, agli inizi degli anni ’60, ma quella sarà una migrazione tutta interna, non esente da tutti i problemi ad essa connessi che noi del Sud ci siamo trascinati fino a pochi anni addietro. Ci ritornano alla memoria i tempi in cui gli schiavi emigrati meridionali si imbattevano negli implacabili cartelli posti all’ingresso di certi locali pubblici padani quale monito discriminatorio sub-razziale e territoriale: “ Vietato l’ingresso ai cani e ai terroni”. E quando il povero cristo, stanco di dividere il giaciglio coi compagni di cantiere, si metteva in cerca di un alloggio per accogliere finalmente la famiglia rimasta al paese, s’imbatteva spesso in altri cartelli con la dicitura:”Non si affitta ai meridionali”, perché ci consideravano sporchi ed incivili, abituati a coltivare i pomodori nella vasca da bagno. Sono passati tanti anni ma molti pregiudizi sono davvero duri a morire: quelli del Nord sono intolleranti verso quelli del Sud, quelli del Sud, a loro volta, si rifanno verso i rumeni, i cinesi, gli africani e sembra che ci siamo dimenticati del tutto quando gli stranieri eravamo noi. Certo che l'esilio è proprio brutto. Dice Dante nel canto XVII° del Paradiso, a proposito di esilio da lui vissuto negli ultimi anni di vita: “Tu proverai sí come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e 'l salir per l'altrui scale”. Buona vita maestrocastello | ||