(30/12/2010) L'ANNO CHE VERRA' di MaestroCastello | ||
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Ultimi spiccioli di un anno in disarmo e ognuno fa incetta di calendari targati duemilaundici. Dal salumiere, al verduriere, al macellaio di fiducia; ciascuno approfitta di questo periodo dell’anno per regalarti un omaggio e regalarsi un anno intero di pubblicità gratuita dalle pareti del salotto di casa tua. Ognuno di quei fogli in bella vista radunano i giorni di un mese come tanti soldati, raggruppati in quattro plotoni (le settimane), formati da sette elementi ciascuno ( i giorni) e tutti insieme scandiscono un altro anno della nostra esistenza. La nostra vita è un gioco e il futuro sono le carte che non abbiamo ancora girato. Nell’imminenza dell’anno che verrà le nostre aspettative sono sempre le stesse e ce le rinnoviamo ogni trentuno dicembre e sempre con rinnovato vigore, consapevoli che ci stiamo illudendo. Tutta questa frenesia mi richiama alla memoria il brano “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere” dello Zibaldone di Giacomo Leopardi. Venditore - Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere - Almanacchi per l'anno nuovo? Venditore - Si signore. Passeggere - Credete che sarà felice quest'anno nuovo? Venditore - Oh illustrissimo si, certo. Passeggere - Come quest'anno passato? Venditore - Più più assai. Passeggere - Come quello di là? Venditore - Più, più, illustrissimo. Passeggere - Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi? Venditore - Signor no, non mi piacerebbe. Passeggere - Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi? Venditore - Saranno vent'anni, illustrissimo. Passeggere - A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo? Venditore - Io? non saprei. Passeggere - Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice? Venditore - No in verità, illustrissimo. Passeggere - Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete. Per fortuna, dico io, che a sostenerci è sempre incrollabile la speranza e la nostra rituale frenesia che diventa incoscienza tra botti, trenini e tappi di bottiglia che saltano in aria. Gli antichi Greci avevano due parole per indicare la concezione di tempo, kronos e kairos. Mentre Kronos è il tempo che divoratore di uomini e di cose, Kairos significa " un tempo nel mezzo", un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. Il nostro augurio per il duemilaundici deve andare sempre a braccetto con con la concezione di kairos che è un tempo di grazia e di lunga speranza.
Buona vita e buon anno a tutti! maestrocastello. | ||