(21/12/2010)
TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

Quella  della  facile “fabbrica dei dottori” si sta rivelando per quella che era: una grande illusione.Nel dopo guerra l’approvazione della  Costituzione  della Repubblica  italiana diede inizio ad un processo di uguaglianza  sostanziale riconoscendo a tutti il diritto allo studio. Appena finita la guerra la scuola era  ancora riservata a pochi e i gradi più alti dell’istruzione erano quasi “vietato” ai comuni mortali che non fossero nati in famiglie  molto facoltose o almeno benestanti. A Sant’Agata  le famiglie facoltose non mancavano e non mancano tuttora e quindi da esse erano e sono allevati fior di dottori in qualsiasi disciplina  che si facevano onore lavorando anche nelle grandi città d’Italia e qualcuno anche all’estero. Fu Don Remigio Cela che fece istituire a Sant’Agata la scuola media, alla quale venivano a studiare anche da Accadia.Con l’avvento del centrosinistra, nei primi anni 60 dello scorso secolo iniziò il processo di scolarizzazione di massa; nacque la scuola media unica e le scuole superiori iniziarono ad essere frequentate anche da figli di famiglie modeste. Il sessantotto segnò lo spartiacque tra una scuola élitaria  e una scuola aperta a tutti: ma già da subito nacque un grande malinteso: troppi genitori e parecchi insegnanti destinati a diventare sempre più numerosi  cominciarono a pensare  che promuovere tutti gli scolari significasse  assicurare loro un futuro solido e un colletto bianco. Di anno in anno sono stati sfornati migliaia e migliaia di diplomati e laureati, sono state moltiplicate le sedi universitarie e il raggiungimento del titolo di studio  - a volte – è stato reso troppo facile senza badare molto alla qualità. Troppi genitori si sono illusi di risparmiare non mandando i figli a studiare in Università di prestigio e  difficili, ma lontane. Ora molti di essi devono constatare che  quei titoli non sono utili per  un inserimento lavorativo di alto profilo perché  sono stati conseguiti in facoltà che per tenere aperta la bottega hanno regalato e regalano tuttora titoli quasi vuoti. Oggi non è facile trovare lavoro, ma bisogna anche dire che a volte le aziende non  trovano laureati italiani all’altezza di ricoprire posti che richiedono una ottima preparazione  unita alla conoscenza di almeno  un paio di lingue europee. Recentemente una grande multinazionale non ha assunto neanche un ingegnere italiano perché nessuno dei  “nostri” concorrenti  conosceva bene la lingua inglese, qualità  che da quell’azienda veniva indicata come prioritaria. I nodi, tutti i nodi stanno venendo al pettine. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ha chiesto  con grande energia che le esigenze e la voce dei giovani siano ascoltate e messe all’ordine de giorno. Altre nazioni come Brasile, Cina, India, Germania, Francia investono in istruzione, ricerca e innovazione dando spazio e opportunità ai giovani. In Italia lavora un’alta percentuale di infermieri  provenienti dall’estero. Chi vuole essere mandato a quel paese  dica a certi giovani e a certi genitori di imboccare o di fare imboccare la strada che porta alla professione di infermiere. Spesso si tratta di quei genitori e di quegli studenti che si lamentano per la mancanza di lavoro.

(21.12.2010) Carmine Granato