(24/11/2010)
IL GIOCO PROTAGONISTA


di Rina Di Giorgio Cavaliere

La nostra società si mette in discussione; la famiglia e la scuola concordano interventi educativi comuni, coscienti del fatto che le trasformazioni profonde della scienza e della tecnica, della società e della politica, non possono non riflettersi sulla vita familiare. Alla famiglia patriarcale, ancora diffusa nel periodo d’ante guerra, si è sostituita quella nucleare, composta di una sola coppia con pochi figli o quella allargata. Oggi si parla spesso di crisi della famiglia, ma va tenuto presente che, sotto certo aspetti, si tratta di una necessaria trasformazione storica, in cui consiste proprio la vitalità e la validità del nucleo familiare: l’istituto familiare vive e si evolve nella società e per la società, rimanendo ad essa essenziale e insostituibile. E’ nella famiglia che, nonostante le difficoltà da superare per una sua esistenza, che voglia essere rassicurante e serena, sorgono le prime esperienze infantili.In quest’ambiente, sia pure su scala ridotta, è filtrato, nei suoi aspetti di bene e di male, il più vasto e vario mondo degli uomini, che iperstimola i piccoli tramite pubblicità e consumismo, ma rimane sempre più ostile all’infanzia. Il timore, indotto da rischi reali o virtuali, infatti, porta gli adulti a organizzare situazioni protette, in cui i ragazzi sono costretti ad agire in modo artificioso e non autonomo. Questi vivono costretti in ambienti, dove non vi è più spontaneità, manca la possibilità di esprimersi in modo gioioso e personale, di conseguenza si rivolgono a una pratica ludica motoria spesso lontana dalle tradizioni popolari, dall’apprendimento creativo e dai giochi appresi in famiglia. In molti giochi attuali l’azione rappresentata è virtuale, la situazione è vissuta in modo passivo e le vicende sulle quali si basano sono violente; inducono a movimenti strani e paradossali, derivati da altri popoli, come quello giapponese.Tanti giochi o giocattoli risalgono al nostro passato e sono comuni a varie culture, anche se oggi l’invadenza delle tecnologie e della pubblicità li ha relegati nella nebbia di tempi lontani raccontati dai nonni o esposti come reperti nelle vetrine dei musei. Una volta la strada e il gruppo dei pari erano un ambito, una palestra in cui i ragazzi potevano associarsi e creare un mondo a loro dimensione. E’ ampiamente riconosciuta la valenza del gioco popolare, che consente di recuperare esperienze legate alle varie tradizioni, le quali costituiscono un contenuto disciplinare e un motivo d’incontro tra etnie diverse, favorendo l’interazione sociale dei giovani. Dobbiamo guardare con attenzione nuova, per il bene dei nostri figli, al gioco spontaneo, creativo e personale, quello terapeutico, vissuto con i genitori e gli amici, che comprende e aiuta a superare comportamenti e fasi della crescita. Il gioco popolare, inoltre, va tenuto nella giusta considerazione anche a scuola e nelle diverse iniziative di sostegno per l’integrazione degli stranieri. La loro presenza costituisce una realtà che, spesso, condiziona le relazioni interpersonali e la comunicazione; apporta modifiche alle nostre leggi e all’organizzazione sociale, e tutto ciò non solo sotto l’aspetto linguistico.

 di Rina Di Giorgio Cavaliere