(21/11/2010)
DAL BESTSELLER DI DIDEROT A GOOGLE


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Le tecnologie sono in continua evoluzione. Il non voler riconoscere la rapidità delle proposte multimediali significa non essere al passo con i tempi, privarsi delle occasioni indispensabili per la crescita culturale, lo sviluppo formativo, un’adeguata e moderna preparazione, e, non ultimo, l’inserimento nel mondo del lavoro. Sin da piccoli si comincia a prendere confidenza con alcuni elementi del computer per utilizzare i sussidi multimediali a corredo dei libri, poi a conoscere facili programmi o i video giochi.Il libro non va ”in pensione”, ma è affiancato dai nuovi strumenti informatici, che sintetizzano con completezza gli elementi che lo compongono: documenti sonori, scritti, visivi, grafici. Inoltre, offrono con immediatezza delle risposte a qualsiasi quesito, favoriscono l’interazione con gli altri e con lo stesso strumento mediatico, comunicando attraverso una comune lingua veicolare.Dalla riflessione sull’uso attuale del sapere enciclopedico mediatico, volendo approfondire le sue origini, scopriamo in che modo e attraverso quali contrapposizioni, anche ideali, è nata nel Settecento, l’organizzazione enciclopedica del sapere. L’Encyclopédie, considerata la massima espressione dell’Illuminismo francese, frutto della collaborazione di 150 intellettuali, diretti da Denis Diderot (1713-84) e Jean-Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-83), è stata la più grande impresa editoriale del XVIII secolo. Ha permesso di fare il punto sui traguardi raggiunti dal sapere umano e si è costituta, in tutto il mondo, come autorevole riferimento di informazione e di formazione per migliaia di persone colte.Il primo volume uscì il 28 giugno 1751, ma già dal 1747 gli editori avevano affidato a Diderot la direzione dell’impresa ed egli, figlio di artigiani, aveva subito dato un’impronta tecnica al progetto. Sarebbe stata una summa del sapere filosofico e scientifico, ma soprattutto un’enciclopedia delle arti e mestieri. Sua colpa principale era considerata la concezione della conoscenza basata solo sui sensi: una teoria sostenuta nell’opuscolo “Lettera sui ciechi”, il lavoro che stava scrivendo nei giorni in cui fu arrestato. A novembre fu rimesso in libertà, ma era in ritardo per la pubblicazione del “Prospetto”; un annuncio editoriale necessario per trovare sottoscrittori dell’Encyclopédie.L’opera costava come lo stipendio annuale di un operaio specializzato e i sottoscrittori furono subito mille e cinquecento. Intanto i Gesuiti accusavano Diderot di aver copiato Bacone, infatti, egli dichiarava apertamente di condividere con il filosofo inglese la concezione del sapere paragonabile a un grande albero con tanti rami, a un labirinto i cui corridoi si toccano e s’intersecano continuamente: Encyclopédie vuol dire proprio concatenazione delle scienze. Il successo dell’opera fu legato essenzialmente alla sua utilità e la fama venne prevalentemente dalle voci riguardanti la tecnologia delle arti e dei mestieri. L’autorizzazione alla diffusione fu ritirata più volte, prima per un’ordinanza di Luigi XV nel 1752: “Sua Maestà ha constato che in questi due volumi sono state inserite parecchie massime tendenti a distruggere l’autorità, a instaurare uno spirito d’indipendenza e di rivolta e, sotto termini oscuri ed equivoci, ad elevare le fondamenta dell’errore. Sua Maestà sempre attenta a ciò che concerne l’ordine pubblico e l’onore della religione, ha giudicato opportuno interporre la propria autorità per prevenire le possibili conseguenze di massime così perniciose, sparse in quest’opera; volendo a ciò provvedere ha ordinato e ordina che i due premi volumi dell’opera intitolata Encyclopédie saranno e resteranno soppressi”. In seguito anche la Sorbona e papa Clemente XII condannarono l’opera, che si salvò solo perché era un immenso affare.Diderot continuava persuaso che, diventando più istruiti, i posteri sarebbero stati più virtuosi e più felici. Su tale fiducia direi che l’opera non ha sortito l’effetto che l’autore presagiva o che comunque auspicava, ma di là dalle constatazioni personali, bisogna riconoscere che l’Encyclopédie è stata ed è ancora uno strumento culturale nobile e prezioso!