(08/11/2010) IN RISPOSTA AD ALCUNE DOMANDE SUL CAPITANO DE CAPRARIS di Mario De Capraris | ||
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In seguito al video sul Capitano Giuseppe De Capraris, qualcuno mi ha rivolto delle domande e obiezioni su certi punti che riassumo qui di seguito cercando di dare una risposta. Premetto che, tranne qualche aneddoto – che puo' anche essere stato inventato di sana pianta, visto che si è cercato sempre di avvolgere la figura del Capitano con un alone di leggenda – per il resto la storia di Giuseppe l'ho riportata come risulta e come mi è stata raccontata dai suoi contemporanei, i quali tra gli altri erano familiari (zii che come mio padre erano adolescenti al 1915) e conoscenti (per la maggior parte vicini di casa, abitanti della stessa strada di via S. Maria delle Grazie). 1) Perché ho parlato proprio del Capitano e non di qualcun altro, della famiglia, che pure sarà stato degno di essere ricordato? Ho parlato di Giuseppe sia perché, seppure nel suo piccolo, ha avuto una parte nella Storia e sia perché c'è un aspetto non secondario che legittima l'interesse di chiunque si sia avvicinato alla sua storia. Mi spiego: Giuseppe aveva un fratello, Leonardo, anche lui morto nella guerra del 1915 – 18, falegname, del quale non ha mai parlato nessuno. Leonardo era stato in guerra fino alla fine del 1917. A causa delle abbondanti piogge, la sua trincea rimase allagata e lui vi rimase a mollo per molto tempo nell’acqua gelida. Lo mandarono a casa malato e morì. Però Leonardo è stato sempre anonimo, anche mentre era al fronte, anche quando morì, tanto più che morì al suo paese e non sul campo di battaglia. Per quanto possa sembrare strano, tuttavia è giustificabile che la sua vicenda non sia mai stata interessante – non che non meritasse tutto il meritabile essendo un soldato morto per la Patria – ma Leonardo era solo uno che era andato a morire per il proprio Paese, come tanti. Anche Giuseppe era andato a morire per il proprio Paese come tanti, ma per lui c’è un particolare molto importante che lo fa diverso. Lui aveva fatto sognare. E qui sta la differenza. Giuseppe aveva studiato, aveva fatto l’università, era avviato a una carriera strepitosa. Quei contadini, quegli agricoli, che costituivano la sua famiglia e la sua cerchia, sì, zappavano la terra, ma, pensando a Giuseppe e fantasticando sul suo futuro, accettavano volentieri la loro condizione perché c’era un loro figlio, un loro rappresentante che dimostrava che anche per loro era possibile affrancarsi dalla schiena curva, dall’ignoranza, dagli stenti e dalle privazioni che erano allora la caratteristica del lavoro rurale. Giuseppe era tutti loro. Era il riscatto sociale. 2) Perché Giuseppe tendeva a ritenere di normale ordinarietà persino i feroci combattimenti che affrontava? Forse era troppo consapevole. Si era reso conto della superiorità, almeno all'inizio, degli Austriaci e perciò aveva capito che, per quanto ci si potesse impegnare, era sempre poca cosa rispetto alla situazione che ci vedeva meno preparati militarmente. 3) Come mai nessuno oggi si ricordava chi fosse Giuseppe? È normale. Esaurito il chiasso della sua vicenda, finita la guerra, fatti i dovuti commenti, non è che ci si può mettere ogni tanto a pensare alla storia, ai personaggi che hanno rivestito un ruolo importante. Finché poi capita – come nel mio caso – quello che accende i riflettori e allora per un altro breve periodo di tempo si parla, e dopo viene di nuovo l’oblìo. 4) È stato giusto da parte mia cercare di dare meriti a lui che invece non ne voleva? Lui non voleva meriti. D’accordo. Ma, onestamente, puo’ rimanere senza meriti uno che ha dato la vita per la Patria? E comunque, anche se la sua storia fosse andata diversamente, in un modo o nell’altro sarebbe stato in suo potere evitare riconoscimenti quando si entra nella Storia come era entrato lui? 5) E' recente la decisione di rendere nota la storia di Giuseppe? Veramente risale a qualche anno fa quando, navigando in Internet, ho conosciuto per caso un discendente di compaesani, che vive in America (americano di terza generazione, conversazione solo in inglese). Chattando del più e del meno, mentre cerca di risalire a chi appartengo e quali sono i miei antenati, succede che mi chiede se fossi un lontano parente di Giuseppe. Certo che lo sono, dico io, e nemmeno tanto lontano. E parla del Capitano con il tono di ammirazione che hanno solo gli americani con i loro sentimenti patriottici che non passano mai di moda. E insomma, aver sentito parlare questo internauta, col quale tra l'altro ho scoperto che siamo cugini, mi ha fatto pensare: “Ma guarda, si ricordano di Giuseppe persino in America, e, se vai a guardare, qui da noi forse non se ne ricorda nessuno”. Perciò m'è sembrato giusto fare qualcosa. 6) Come mai il ritratto e la sciabola sono andati perduti anche se si trovavano nella scuola, quindi in un pubblico edificio? Al momento che il fabbricato è stato ristrutturato e ha perso la sua funzione di scuola, evidentemente è sorto il problema di dove sistemare gli oggetti, e non sarà stato trovato un sito adatto, tranne che in ultima analisi si sarà provveduto a sistemarli provvisoriamente in un locale qualsiasi, in attesa di trovare una sede più appropriata. E lì saranno rimasti dimenticati. Infatti ho provato a cercare nel circolo sotto la piazza, lungo la scalinata, e anche nell'altro circolo ex scuola media “Antonio Salandra”. Qui ho rivisto le aule che ho frequentato, la palestra, la stanza del preside. Alle pareti ho trovato foto di altri che avevano combattuto nella guerra del 15-18, ma il ritratto gigantesco di Giuseppe non c'era. Ho chiesto ai pensionati lì presenti se sapevano qualcosa, se conoscevano il personaggio della foto che stavo cercando, ma non sapevano niente della foto, tanto meno avevano mai sentito parlare di chi era raffigurato. Non se lo ricordavano loro che appartenevano a un'epoca più vicina a quella di Giuseppe. Figuriamoci i giovani. Dovevo proprio fare qualcosa. Mario De Capraris | ||