(27/10/2010) NON TROVA LAVORO CHI NON LO CERCA di Carmine Granato | ||
In questi giorni i quotidiani sono pieni di articoli che denunciano la difficoltà di trovare lavoratori nelle regioni del nord Italia e la difficoltà di trovare lavoro nelle regioni del sud. Per quanto riguarda il nord si tratta di servizi giornalistici non generici, ma basati su numeri reali forniti dalle varie Associazioni dei datori di lavoro che cercano dipendenti e non li trovano anche se le paghe non sono affatto da scartare, anzi. Ho l’impressione, che è molto di più di una semplice impressione superficiale, che molti ragazzi, ma soprattutto i loro genitori, non vogliono un lavoro, ma un “posto” dove basti la sola presenza fisica e neanche tutti i giorni. Forse un lavoro non lo trovano perché non lo cercano neanche. Naturalmente anche chi non cerca un lavoro ha diritto di vivere, ma credo non abbia il diritto di lamentarsi o di vivere comunque alle spalle della collettività. E i genitori, credendo di fare il loro bene, li coccolano e li straviziano fino Alll’età Della pensione.I mestieri più richiesti sono anche molto semplici e non richiedono grandissimi sforzi fisici e sono ben remunerati: montatori di infissi, panettieri, falegnami, sarti e via elencando. Il mio “chiodo fisso” è la sartoria maschile o femminile che sia. Pensate che in Cina si contano almeno 200 milioni di ricconi che per vestire all’italiana sarebbero disposti a spendere cifre da capogiro. Sant’Agata è a un tiro di schioppo da Foggia e non lontanissima da Bari. Una scuola di sartoria santagatese potrebbe dare lavoro a molta gente, a cominciare dalle pantalonaie, per finire Al sarto “completo” che potrebbe trovare lavoro a Uppsala come a Pechino o a Città del Capo perché la sartoria è come la musica. Ha un linguaggio universale. A Venezia esiste un calzolaio che sarebbe disposto a pagare veramente bene chi lo aiutasse a confezionare scarpe su misura. Una giapponese ha frequentato uno stage presso questo calzolaio, attrezzatissimo di ogni tecnologia modernissima, ed ha aperto una superbottega a Tokio. Invece i nostri figli, con la nostra complicità, sognano il posto fisso, possibilmente un impiego da colletto bianco, nel quale potere leggere il giornale e nei ritagli di tempo fare qualche fotocopia in attesa di andare a pranzo stanchi per avere oziato in ufficio. Come sapete, non sono nato al nord, ma al sud dell’Italia e quando ho capito che a tre passi da casa non avrei trovato lavoro non ho esitato un nanosecondo e mi sono trasferito dove l’ho trovato. Non sono pentito di avere studiato tanto e sono contento di ciò che ho fatto e di ciò che tuttora faccio ma vi assicuro che in Veneto oggi un panettiere guadagna molto di più di un professore. Ma quando dico ai ragazzi che si lamentano perché sono disoccupati:”perché non frequenti un corso per imparare a fare il panettiere” mi sento rispondere:”il panettiere lo faccia lei” come se fare il pane fosse un mestiere sporco o disonesto o disonorevole. Forse non abbiamo ancora capito che per conquistare la libertà e il benessere occorre molto tempo, ma che per perderli ce ne vuole molto meno. I soldi dei nonni e dei genitori non sono infiniti e se il “porcellino” dei risparmi viene rotto cominciano i giorni tristi per tutti. Non è meglio rimboccarsi le maniche per mettersi a lavorare sul serio?
Carmine Granato | ||