(28/07/2010)
DEINDUSTRIALIZZAZIONE, AGRICOLTURA, TURISMO E ARTIGIANATO


di Carmine Granato

La globalizzazione porta con sé la delocalizzazione, ossia  il trasferimento di tutta o di parte dell’attività produttiva di una industria in un altro paese. Di solito questo “trasferimento” si attua per  risparmiare denaro  usando manodopera a basso costo.Questa situazione è più facile trovarla in paesi emergenti o ancora poveri, nei quali non solo la manodopera costa poco, ma i lavoratori non hanno tutte le protezioni ed i diritti di cui godono in Italia. Tuttavia in passato si è anche verificato che le aziende che avevano delocalizzato sono state costrette a tornare indietro in Italia perché la manodopera trovata in paesi terzi non era qualificata e quindi si verificavano troppi scarti.Il settore auto o quello dei veicoli a due ruote è  facilmente delocalizzabile perché  i processi di costruzione e di  assemblaggio non richiedono qualifiche particolarmente difficili da acquisire. E la Piaggio pare che si accinga a costruire la Vespa in India e in Cina  che stanno preparandosi a vivere il periodo che in Italia abbiamo vissuto  dopo la seconda guerra mondiale con la Vespa, la Lambretta e quindi con le quattro ruote: la mitica  500 e quindi la seicento e via elencando.La vicenda della FIAT  è sintomatica  e segna un passaggio delicatissimo nelle storia delle relazioni Industriali e sindacali in Italia. E bene ha fatto il nostro concittadino Antonio Zenga, segretario regionale della Fim Cisl, a invitare  Marchionne a  parlare chiaro e a mantenere le promesse. Il miracolo italiano ha avuto i suoi trionfi e l’Italia  da nazione contadina è passata nel novero dei grandi paesi industrializzati. In questi anni, secondo me, stiamo attraversando un cammino inverso. Infatti siamo in una fase di relativa deindustrializzazione mentre il turismo, l’artigianato e l’agricoltura  tornano ad affacciarsi sul mercato in termini di crescita. Il consumatore ricco cerca prodotti  di  buona fattura e di buon materiale  e quindi cerca il prodotto raffinato e pregiato possibilmente  preparato a mano, proprio come una volta. Il turismo è in crescita ovunque. In questi giorni sono uscite le statistiche del Salento e anche del Subappennino Dauno e pare che i  dati siano confortanti. L’agricoltura tradizionale è in sofferenza, ma  penso che attraverso l’innovazione e la trasformazione in loco del prodotto anche l’agricoltura e l’agroalimentare potrebbero risollevarsi e non poco. In Italia importiamo pomodori e peperoni dall’Olanda e siamo esportatori di sottaceti in tutto il mondo. I consumatori preferiscono mangiare meno, ma chiedono un cibo di qualità. Forse il sud più che sulla grande industria  dovrebbe credere e investire proprio in quei settori che sono più vicini alle sue peculiarità: agricoltura, turismo e artigianato. Le competenze e il territorio non mancano; si tratta di scelte politiche. E non è più ora di rinvii.

Carmine Granato

 

28 luglio 2010