(09/07/2010)
DELICETO: PARIETARIA DETURPA IL CASTELLO
Da anni si sta diffondendo a vista d'occhio sui muri del monumento, pregiudicandone anche la struttura

di Michele Roselli
Scorcio del castello Ph M.Roselli
 Scorcio del castello Ph M.Roselli


Michele Roselli

DELICETO - In questi ultimi anni, ma anche di recente, si è fatto un gran parlare, a livello politico, sociale, culturale, amministrativo, di quel grande bene artistico, storico e architettonico, patrimonio del nostro Comune, rappresentato dal Castello. Le ragioni sono tante ed in parte ovvie; esso è, innanzitutto, la nostra imprescindibile identità, in altre parole, quel monumento ci rappresenta, è il nostro simbolo, o come l’abbiamo sempre metaforicamente definito, «il nostro fiore all’occhiello», cui siamo anche affettivamente legati. Può, inoltre, rappresentare una ricchezza, da un punto di vista turistico, da sfruttare per molti fini, perché no, anche occupazionali. Si sono fatti e probabilmente si continueranno a fare progetti per la sua utilizzazione nonché valorizzazione; un lunghissimo restauro, durato oltre 25 anni, sembrava averlo finalmente riconsegnato ai Delicetani, ma intanto, oggi, si parla già della necessità di interventi per eliminare infiltrazioni in alcuni suoi locali, di altri adeguamenti strutturali ed infine di certificazioni varie connesse alla sua agibilità, sicurezza e al superamento di barriere architettoniche.Vi è, inoltre, a nostro avviso, un altro grande, sottovalutato problema che affligge il maniero e di cui nessuno, in passato ed oggi, sembra però eccessivamente preoccuparsi. Da anni un’erba infestante ne deturpa l’estetica, e non solo; trattasi di una Parietaria, della varietà «judaica L. 1753», nome italiano Vetriola minore, pianta della famiglia delle Urticacee che cresce soprattutto sulle rupi e sui muri, anche per questo è conosciuta con il nome di «erba muraiola». Complessivamente, il genere conta 20-30 specie, si trova facilmente anche ai bordi delle strade e lungo muretti a secco. Assai diffusa in Italia, in particolare nelle regioni centro-meridionali, al di sotto dei 1000 metri di altitudine. La fioritura è praticamente perenne nell’Italia meridionale ed insulare e molto prolungata nelle altre regioni, con massima intensità nei mesi di maggio e giugno. Ormai come è visibile ad occhio nudo a chi visita il Castello, e come la foto allegata eloquentemente dimostra, questa pianta si sta diffondendo dappertutto, anche sulle pareti di altri monumenti (vedi Chiesa Madre), e oltre al danno estetico, deve destare qualche preoccupazione il danno che le radici di questa infestante, crescendo ed allungandosi, stanno probabilmente già arrecando alle mura del castello per rinforzare le quali, come si ricorderà, durante il restauro, si ricorse a delle iniezioni di cemento. Per saperne di più abbiamo chiesto un parere all’archeologa Erminia Lapadula che, consultati professionisti di competenza in campo chimico e botanico, ci ha fornito, al riguardo, le seguenti delucidazioni: “L’azione meccanica delle radici delle infestanti mostra una grande capacità di penetrazione (10-20 m.) e con gli anni la continua pressione esercitata, che può raggiungere diverse atmosfere, può portare, inevitabilmente, allo sgretolamento della muratura. Vi sono, inoltre, danni chimici in quanto con la ritenzione idrica si innesca un processo di biodeterioramento, vi è, infatti, escrezione di idrogeno nelle zone apicali delle radici (attacco di silicati e carbonati) ma anche di CO2. La soluzione da adottare sarebbe quella di un intervento sulla vegetazione con un erbicida liquido solubile a base di Glifosade che agisce per assorbimento da parte delle foglie e viene traslocato per via sistematica sino alle radici”.