(03/07/2010) FONDI EUROPEI E CIALTRONI di Carmine Granato | ||
Botta e risposta tra Giulio Tremonti e Nichi Vendola sui fondi europei e sul modo scandaloso di gestirli. L’onnipotente ministro ha bacchettato i presidenti delle regioni del sud e il presidente della regione Puglia ha risposto coinvolgendo i governi centrali nella scandalosa gestione dei fondi che l’Europa ci mette a disposizione. Non dimentichiamo che sono anche soldi italiani.Ha ragione Giulio o Nichi? Con molta franchezza penso che abbiano torto entrambi e provo a spiegarlo.Da laureando mi è capitato di frequentare nel 1970 a Venezia un corso di formazione sui problemi europei. I docenti erano funzionari di quelle che oggi si chiama Unione Europea impegnati nel concreto e non docenti universitari pieni di dottrina e poco addentro alle concretezze della gestione quotidiana di una Unione Europea che stenta ancora a trovare il bandolo della matassa per tessere una vera Unione del Vecchio Continente.Già quarant’anni fa questi tecnocrati,italiani o stranieri che fossero, dicevano all’unisono che l’Italia faceva una politica autolesionista perché si lasciava sfuggire molti contributi europei perché o non presentava o perché i progetti presentati erano poco documentati o – peggio ancora – improvvisati. Dal 1970 a oggi in Italia si sono alternati numerosissimi governi di ogni colore,ma la capacità di progettare e di usare i fondi europei non l’abbiamo ancora imparata a differenza di altri paesi che in vista di entrare in Europa hanno già costituito dei gruppi di esperti che avevano l’unico scopo di preparare e presentare progetti realizzabili, corretti e documentati e se li sono fatti finanziare fino all’ultimo centesimo.In una situazione del genere nessuno si può chiamare fuori. I governi centrali non hanno saputo preparare tecnici all’altezza e le regioni non hanno saputo o voluto fare pressione sul governo e non hanno saputo o voluto progettare. A mio parere non si tratta solamente di incapacità di progettazione, ma soprattutto di quel campanilismo dannoso e perverso che impedisce anche a due paesi confinanti di mettere a disposizione dei cittadini una fontanella di acqua. Noi italiani siamo tra i “soci” fondatori dell’Europa, ma lo siamo a chiacchiere e con la retorica, ma non con i fatti. Franco Maria Malfatti negli anni settanta si dimise da Presidente della Commissione Europea per tornare in Italia a farsi eleggere in Parlamento e per fare il ministro della Pubblica Istruzione. Questo gesto è il sintomo della nostra malattia che Tremonti chiama cialtroneria. Carmine Granato
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