(03/06/2010)
INFORMAZIONE ON LINE A PAGAMENTO ?


di Gerardo Antonio Cavaliere

Negli ultimi mesi le discussioni sul futuro dell'informazione on line si sono concentrate sulla proposta di Rupert Murdoch di trasformare a pagamento la fruizione delle notizie in Rete.       Quando si vuol trovare una notizia dell'ultima ora, oppure quando si vuol vedere il quotidiano preferito, non si va più dal giornalaio, ma su Internet. Il settore dell'informazione on line è in continuo e costante aumento, accompagnato proporzionalmente dall'interesse del pubblico internettiano. Da uno studio condotto dallo Iab (Internet Advertising Bureau), in Europa gli italiani sono i più interessati alle notizie: il 92% delle persone che navigano legge articoli sul Web (la media europea si attesta al 72%). Alla grande “fame” di notizie del navigatore medio fa da contrasto la “fame” di soldi di tutti quegli operatori che non guadagnano dalla pubblicazione di news on line. Questi ultimi sono gli operatori del settore editoriale che vengono, a parer loro, derubati dai navigatori, ma non solo. I grandi operatori editoriali, infatti, puntano il dito nei confronti dei motori di ricerca, che indicizzano e accorpano i contenuti editoriali altrui, per metterli a disposizione dei navigatori.
     Google News, un furto quotidiano
Il multimilionario Rupert Murdoch ha recentemente deciso di ostacolare la crescita di giganti internettiani come Google News. Secondo l'imprenditore australiano, proprietario di testate editoriali di rilevanza mondiale, le notizie vengono pescate gratuitamente dai motori di ricerca, che fanno business sugli sforzi economici altrui. La crisi della stampa tradizionale ormai da qualche anno fa sentire il suo peso in tutto il mondo. Testate storiche e famose sono cadute in bancarotta, il numero di lettori in abbonamento e in assoluto sono diminuiti, la materia prima con cui si fanno i giornali ha un costo che non tende a scendere. I lettori preferiscono Internet per acquisire le informazioni sia per l'immediatezza sia per la gratuità garantita da numerosissimi siti web.
      Murdoch non ci sta
Gli editori classici si sono trovati di fronte a un bivio. Fra le soluzioni che hanno centrato l'assenso degli editori vi è la svolta all'introduzione di news a pagamento on line. Murdoch ne è diventato il primo e autorevole portavoce. L'idea di Murdoch, in realtà, non è affatto nuova. Il modello denominato paywall ci riporta indietro di oltre dieci anni fa, quando i siti a pagamento erano tanti, ma i ricavi erano talmente pochi da obbligare poi gli editori ad abbracciare la gratuità delle informazioni, a fronte di un massiccio intervento di pubblicità, da cui potevano percepire adeguati introiti. Vi è comunque da dire che l'introduzione del paywall a volte si è trasformato in un vero flop. Si ricorda il caso del quotidiano Newsday, che ha recentemente introdotto il modello a pagamento, collezionando solo 35 lettori!
      A giugno il giornale costa 1 sterlina Al di là delle critiche e dei precedenti non molto incoraggianti, Murdoch però ha recentemente dichiarato che a giugno il quotidiano londinese Times (e anche la sua edizione domenicale Sunday Times) sarà consultabile solo a pagamento. Il costo sarà di una sterlina al giorno, oppure due sterline per l'intera settimana. La versione cartacea costa una sterlina e per questo appare molto strano che lo stesso prezzo sia stato applicato per la versione digitale, che non deve sopportare i costi della carta. Sta di fatto, comunque, che ormai il dado è tratto.       L'incognita del pagamento
Il vero problema, che andrebbe gestito a livello globale, comunque, è quello del metodo di pagamento. Vi sono a disposizione sia le carte di credito sia il sistema PayPal, ma sarebbero percorribili altre strade, come quelle dei micropagamenti (come Fraxion). Il settore dell'industria editoriale dovrebbe in realtà interrogarsi seriamente sulla possibilità di istituire una piattaforma unica, standard, tramite la quale incanalare i pagamenti dei (già restii) navigatori che vogliano acquistare i loro contenuti editoriali.
 di Gerardo Antonio Cavaliere