(18/05/2010)
QUASI 200 COMUNI ITALIANI FUORILEGGE SUL TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE


di Redazione

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia e la Spagna alla Corte di giustizia dell'Unione europea in merito a due vecchi casi di violazione della normativa UE sul trattamento delle acque reflue urbane. Nonostante i due avvertimenti già inviati, sono molte le città e i centri urbani a non essersi ancora dotati di un impianto di trattamento delle acque reflue conforme alle norme UE.La direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane ha quasi vent'anni di vita (risale al 1991) e fissava il termine del 31 dicembre 2000 per introdurre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. Ma dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non era in regola con la normativa. Allora già nel 2004 sia l'Italia che la Spagna hanno ricevuto una prima lettera di diffida da parte della Commissione europea. La procedura è andata avanti fino al deferimento attuale: ancora 178 città italiane (e 38 spagnole) risultano essere fuori regola.Nella lista delle località italiane "deferite" la maggior parte riguarda le grandi regioni meridionali: 74 sono in Sicilia, 32 in Calabria e 23 in Campania, incluse perle del turismo come Capri o Ischia. Al Nord svetta in questa poco onorevole graduatoria la Liguria, con 19 Comuni dell'area di Genova e poi località turistiche come Sanremo, Albenga, Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Rapallo, Ventimiglia e Santa Margherita o capoluoghi (Imperia e La Spezia), e poi Camisano, Quinto, Recco, Riva Ligure e Sestri Ponente. Molte regioni settentrionali (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige) non hanno nessuna città nella lista degli inadempienti, in cui compaiono invece il Friuli Venezia Giulia con Cervignano, Monfalcone e l'area urbana di Trieste-Muggia-San Dorligo, e il Veneto con una città considerata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità: Vicenza.Janez Potoènik, commissario europeo per l'ambiente, ha commentato: "Le acque reflue urbane non trattate costituiscono sia un pericolo per la sanità pubblica che la principale causa di inquinamento delle acque costiere e interne. Non è accettabile che più di otto anni dopo il termine stabilito, l'Italia e la Spagna non si siano ancora conformate a questa importante normativa. La Commissione non ha altra scelta se non portare i due casi di fronte alla Corte di giustizia dell'Unione europea".Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanità pubblica. Tra l'altro contengono nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita, processo conosciuto come eutrofizzazione.

Matteo Fornara

Rappresentanza a Milano della Commissione Europea

18 maggio 2010