(01/05/2010)
UN PRIMO MAGGIO DIVERSO


di Carmine Granato

Quello di quest’anno è un primo maggio veramente diverso dagli altri che abbiamo vissuto almeno dalla fine della seconda guerra mondiale all’anno scorso.La crisi  finanziaria che poi ha aggredito l’economia reale morde molto e gli effetti si sentono anche nelle zone più ricche dell’Italia. Anche nel ricco Nord Est la disoccupazione è aumentata e addirittura  si sono verificati casi di suicidio di piccoli imprenditori in difficoltà. I morti sul lavoro si verificano ancora  in misura superiore a quella che  potrebbe essere accettabile perché – diciamolo chiaramente -  in molti tipi di lavoro il rischio è altissimo. I giovani fanno fatica a trovare anche un lavoro qualsiasi e le famiglie svolgono la funzione di ammortizzatore sociale per figli e nipoti. Questa è una situazione che non può durare perché i risparmi non sono infiniti, anzi possono finire presto. Lamentarsi e fare analisi sulla situazione aiuta a capire, ma non risolve il problema della mancanza di lavoro. E allora occorre che il governo abbassi sensibilmente le tasse sul lavoro in modo da incentivare gli investimenti e quindi la creazione di nuovi posti di lavoro. Dalle nostre parti dell’interno della Puglia  si trovano molti appezzamenti di terreno che sono abbandonati mentre molti giovani passeggiano in piazza. Non sarebbe uno scandalo creare una cooperativa per sfruttare queste ricchezze che sono ferme e che potrebbero fruttare veri posti di lavoro? Nella nostra tradizione meridionale è presente il sogno del posto fisso e possibilmente pubblico e molto meno l’idea che si possa intraprendere anche mettendosi in gioco in prima persona. Ecco perché speriamo che questo sia “un primo maggio diverso”; speriamo cioè che ci sia una inversione di tendenza nella cultura del lavoro e che quindi si passi all’azione dal basso con l’aiuto degli enti locali territoriali e, naturalmente, parliamo di Comune, Regione e Provincia, ma anche di tanti altri enti e organizzazioni che potrebbero indirizzare i giovani. e i meno giovani, come previsto dall-articoli 41 della Costituzione italiana. E intendiamo fare riferimento alle grandi organizzazioni degli agricoltori come la Coldiretti, la Cia e la Confagricoltura. Tutto ciò non per buonismo, ma semplicemente per il bene di tutti e per riaffermare quel diritto al lavoro che è sancito dalla nostra Costituzione negli articoli 1 e 4. Auguriamoci che Giulio Tremonti apra i cordoni della borsa per  contribuire alla creazione di nuovi e numerosi posti di lavoro. 

Carmine Granato