(10/02/2010)
FOIBE:IL GIORNO DEL RICORDO
Contro l'odio razziale oggi si ricordano gli Italiani di Istria e Dalmazia uccisi dai partigiani di Tito

di Samantha Berardino

Oggi, 10 febbraio, il pensiero corre alle foibe: l'eccidio e l'esodo di migliaia di cittadini italiani dalla ex Jugoslavia alla fine della seconda guerra mondiale, per anni dimenticati dalla cultura popolare.
La giornata è dedicata al ricordo, come accade annualmente il 27 gennaio per l'Olocausto, dei massacri di innocenti per motivi etnici e politici.
Le foibe erano le fosse, delle cavità di natura carsica tipiche della Venezia Giulia e delle Dalmazia, in cui furono gettati e rinvenuti i cadaveri di centinaia di vittime innocenti di questo assassinio di massa.
I massacri hanno coinvolto anche cittadini sloveni e croati, oltre che italiani, e furono compiuti principalmente dall'Armata popolare di liberazione della Jugoslavia, fiancheggiata dall'Ozna (parte dei servizi segreti militari jugoslavi).
Nel nostro Paese, nonostante gli avvenimenti storici siano stati ampiamente chiariti e portati alla luce, l'argomento desta però ancora polemiche nell'opinione pubblica per il peso delle responsabilità che il fascismo e il comunismo avrebbero avuto nella vicenda.
In realtà, il 10 febbraio 1947 fu il giorno dei Trattati di Parigi. L'Italia uscì sconfitta dalla guerra e per questo si impegnava a restituire tutti i territori occupati dalle sue truppe e a cedere alla Jugoslavia la città di Fiume, il territorio di Zara, parte dell'Istria, del Carso e della valle dell'Isonzo.
Circa trecentocinquantamila italiani dovettero abbandonare le proprie case e molti rimasero uccisi dai partigiani di Tito, perché oppositori del comunismo o vittime dell'odio etnico che in quegli anni imperversava da più fronti.
Il numero dei morti è imprecisato.
La fine di tutti loro è tra le più tragiche e violente della nostra storia.
Nel 2005 la fiction 'Il cuore nel pozzo', diretta da Alberto Negrin e interpretata da Beppe Fiorello e Leo Gullotta, fece registrare ascolti eccezionali, permettendo a molti italiani di conoscere questi avvenimenti bui, di cui nel tempo si stavano perdendo le tracce.
La fiction racconta, attraverso gli occhi di un bambino, il periodo tra il 1943 e il 1945, alla fine del conflitto mondiale, mentre i tedeschi lasciano la zona d'occupazione italiana annessa al Reich e vi giungono i 'titini' che dilagano fino a Trieste. È allora che migliaia di italiani furono uccisi e gettati nelle foibe con il drammatico epilogo che conosciamo.
Solo un anno prima, dopo molte battaglie, il Parlamento aveva istituito la 'Giornata del ricordo in memoria dei martiri delle foibe'.
Ben al di là rispetto alle strumentalizzazioni, il pericolo più grande è proprio questo. Anzi lo stesso presidente Giorgio Napolitano oggi al Quirinale, durante la cerimonia di commemorazione, ha parlato di: "oblio e forme di rimozione diplomatica che hanno pesato nel passato e causato pesanti sofferenze agli esuli e ai loro familiari".
Le tragiche esperienze del Novecento non possono che diventare patrimonio condiviso che contribuisca ad aprire gli occhi e il dibattito sulle molteplici situazioni di odio razziale, etnico, religioso o politico che distruggono la pace in molte aree del mondo.
In questo caso la memoria è un nostro dovere imprescindibile.