(18/01/2010) DAL VEGLIONE AL CIRCOLO ALLA FESTA AL TEATRO TENDA: GIOVANI DI IERI E DI OGGI di Carmine Granato | ||
![]() I Circoli erano ubicati sotto il Municipio | ||
Ringrazio Maria Antonietta Lavio per il grazioso ricordo che ci ha regalato. Il 1968 a noi che abbiamo anta anni ricorda la gioventù e la grande svolta che tentavamo di dare al corso della storia della scuola e della società in generale. Il mitico 68 ci toccò tutti perché nell’intera Europa gli studenti reclamavamo un modo nuovo di studiare e di gestire la cosa pubblica e anche a Sant’Agata si tentò di dare un minimo di svolta abbandonando qualche tabù e rompendo qualche resistenza. Per carità, tutta “roba innocente”, come sottolinea Maria Antonietta; tutto pubblico e aperto ai “controlli” dei genitori. La foto allegata all’articolo della nostra cara amica – che ormai è pescarese di adozione - ritrae un gruppo di allegri giovani santagatesi che brindano all’arrivo del nuovo anno sotto lo sguardo vigile del papà di Maria Antonietta, Rocco, impiegato dipendente del Comune di Sant’Agata. Se fate l’appello vi accorgete che qualcuno di coloro che parteciparono al veglione non è più tra noi. Qualcuno per ovvi motivi anagrafici e qualche altro per gravi motivi non legati all’età, ma alla malattia. E’ la dura legge della vita. Quella vita di cui a volte dimentichiamo la bellezza; infatti spesso giovani e meno giovani la mettiamo troppo facilmente in gioco per presunti “divertimenti” ed “evasioni” che nulla hanno a che vedere con il “godersi” la vita, che è tutt’altra cosa. L’età media dei giovani fotografati era di circa 24 anni e molti di essi erano universitari pieni di belle speranze e di voglia di fare e di affermarsi. Non tocca a noi fare dei bilanci che spettano a ciascuno, ma a prima vista possiamo dire che i risultati non sono stati negativi. In questo inizio di millennio - e dal 68 sembra passato un secolo sia pure breve – a Sant’Agata non si usa più il Circolo per fare festa , ma il Teatrotenda ed è un positivo segnale dell’inesorabile scorrere e del cambiamento della vita e del modo di viverla. Nulla di nuovo se non un luogo o un non luogo? Francamente non mi pare. La parola veglione tra i giovani è sconosciuta perché desueta e perché inutile. Infatto ogni fine di settimana è un “veglione” perenne. Una grande differenza distingue i giovani di oggi da quelli del 1968: l’impegno scolastico e sociale sono del tutto differenti. I genitori della generazione dei giovani del primo veglione pubblico avevano vissuto la seconda guerra mondiale e , generalmente, non navigavano nell’oro e quindi ci trasmettevano anche un grande senso dell’impegno e della responsabilità. I genitori dei giovani del Teatrotenda sono nati in tempo di pace - per fortuna - e il benessere è abbastanza diffuso; la diffusione della ricchezza ha prodotto anche un allentamento della tensione che ai noi faceva progettare un futuro di impegno personale negli studi e nella vita. Per onestà intellettuale devo anche aggiungere che in quegli anni era più facile trovare lavoro per chi possedeva un titolo di studio superiore o di laurea. Oggi il mercato del lavoro è molto più complesso e difficile anche se i migliori trovano comunque lavoro. Forse è proprio questa la differenza tra i giovani del Circolo e quelli del Teatro tenda: noi tendevamo al meglio mentre i giovani di oggi si accontentano solamente di possedere un titolo. E quando si accorgono che il mercato del lavoro non chiede titoli, ma capacità, competenze e qualità capiscono anche che hanno perduto il giro di giostra utile per inserirsi a livelli medioalti nella società. La colpa non è dei giovani, ma di chi li deve educare e guidare verso traguardi ambiziosi nell’interesse del singolo e della società intera mirabilmente coniugati.
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