(14/12/2009)
DIAMOCI UNA REGOLATA. TUTTI


di Carmine Granato

Il gesto grave e  carico di conseguenze  anche politiche commesso ieri ai danni del Presidente del Consiglio, Sivio Berlusconi,  deve chiudere un’epoca e deve  dare inizio ad un lungo periodo di  equilibrio  verbale e politico. 
Siamo fieri sostenitori della libertà di espressione del pensiero attraverso qualunque mezzo di comunicazione così come prevede la Costituzione Italiana all’articolo 21. 
Ma non possiamo  usare come scudo l’articolo 21 per  parlare a ruota libera ignorando che le parole a volte sono veramente pietre.
A Sant’Agata si dice “la lingua non ha l’osso, ma rompe l’osso” per significare 
che la parola può  ferire gravemente una persona; e tutti almeno una volta nella vita lo abbiamo sperimentato.  Quando abbiamo sentito il nome dell’uomo che ha colpito il presidente del consiglio  ci è venuto in mente il matematico bresciano  Niccolò  Fontana  che assunse il cognome Tartaglia  per un difetto di pronuncia causato da un colpo al viso ricevuto pare durante una rissa. 
Ognuno di noi assiste o ha assistito a qualche programma televisivo  e si è reso ben conto che spesso i toni della polemica politica  vanno oltre le righe e  generano di conseguenza  anche disaccordi  tra le persone comuni. 
A questo si aggiunga il pericolo di  incidere nei comportamenti delle persone psicolabili o esagitate ed è facile arrivare a ciò che è successo.
Il grave fatto di Milano  non è stato del tutto sorprendente perché  già da qualche tempo Giampaolo Pansa, un giornalista di lungo corso e molto attento  agli umori politici e della piazza, aveva  segnalato un clima da anni settanta dello scorso secolo. 
A noi piacerebbe  che la nostra società e i giovani di oggi in particolare non sperimentassero  il clima e gli orrori e la violenza che  abbiamo vissuto  negli anni  del terrorismo. E perciò diamoci una regolata. Tutti.
Carmine Granato