(29/11/2009)
LA SALUTE INNANZITUTTO


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Le informazioni di solito corrono veloci sull’autostrada della telematica, anche le recenti e preoccupanti notizie sull’influenza suina A H1N1. In medicina la TAC (Tomografia assiale computerizzata) e la risonanza magnetica hanno dato un grandissimo contributo alla diagnostica; tutti i processi  produttivi dell’industria oggi sono guidati e monitorati tramite computer e il mercato finanziario muove i suoi capitali (virtuali) in tempo reale, attraverso la telematica; non c’è in definitiva lavoro che non sia controllato dall’universo dei bit. E che dire di Internet che ha, di fatto, reso l’espressione di villaggio globale non più una semplice locuzione? La teledocumentazione, inoltre, ha aperto nuove forme di acquisizione del sapere, così la scuola ha perso in parte il suo monopolio culturale, per confrontarsi con i nuovi saperi. E’ sempre più evidente, inoltre, che con i genitori al lavoro, i figli passano sempre più tempo da soli, fino a diventare un fenomeno sociologico: ragazzi con le chiavi di casa in tasca e il telefonino che fa da controllo a distanza!
       E’ ancora indispensabile ricercare e promuovere una più efficace collaborazione tra famiglie, enti e istituzioni pubbliche sui temi riguardanti la salute. I giovani, dal canto loro, manifestano sempre una curiosità insistente, per altro naturale, riguardo alla salute e alle cause che ne determinano il deterioramento.  Educare ad acquisire e a mantenere un sano stile alimentare, rappresenta un importante intervento di promozione alla salute. Costruire un giusto rapporto con il cibo, quale fondamento di una vita sana, è contenuto da insegnare e obiettivo da raggiungere.
       Ad esempio è interessante far notare che in un’etichetta si possono distinguere gli elementi suggestivi, atti a condizionare le scelte del consumatore, da quelli informativi. Sarà quanto mai doveroso studiare a fondo diciture, numeri o simboli, a prima vista incomprensibili, come quelli relativi agli additivi alimentari, classificati a livello europeo con la lettera E (Europa), seguita da un numero a tre cifre o indicati con il nome della categoria di appartenenza. Inutile ripetere l’importanza di saper leggere correttamente queste indicazioni, consapevoli che non sempre esistono leggi in grado di tutelare pienamente la salute dei consumatori. Negli alimenti di ogni giorno, infatti, vi sono ancora molti additivi normalmente impiegati  ma nocivi, sconsigliati ai bambini e agli adulti. Lo stesso discorso è valido per le fibre sintetiche e quelle naturali; perché il cotone è largamente impiegato in indumenti a stretto contatto con la pelle. Infine la possibilità di promuovere una lotta agli sprechi, che è una forma di educazione e di sensibilità sempre meno diffusa tra i nostri giovani e non solo.
       Dobbiamo, poi, cogliere le interrelazioni fra benessere psicofisico e fattori condizionanti; riconoscere che la salute è un fondamentale diritto dell’individuo. Anche le abitudini, gli stili di vita e altro costituiscono fattori di rischio per la salute (art. 32 della Costituzione). Nella definizione della salute dichiarata dall’Atto costitutivo dell’Oms (1948) si afferma che la salute non “consiste solo nell’assenza di malattie o di infermità”. Il riferimento al fenomeno del disagio giovanile è palese, alle condizioni di malessere psicofisico di molti adolescenti e alle conseguenze, spesso tragiche, che esso provoca, ma soprattutto sui diversi fattori che contribuiscono, nella nostra società, a creare tale sofferta condizione. All’origine ci sono diverse cause, tra le quali le pressioni esercitate dalla pubblicità, la paura di sentirsi inadeguati in una società che esalta soltanto il corpo, la presenza fisica e il denaro; e, non ultimi, i ridotti interventi educativi da parte degli adulti, che non aiutano gli adolescenti a organizzare la propria vita secondo uno stile personale e non conformato ai temporanei modelli dei media. 
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Articolo tratto da www.stampasud.it