(15/11/2009)
LA CITTA' IN CONCERTO


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Si parla poco di quella valenza diseducante e destrutturante la personalità, che potremmo identificare nella diseducazione involontaria per condizionamento negativo vissuto in ambienti poveri e asettici sul piano soprattutto spirituale e culturale, tipica del nostro tempo. Il “metterci all’ascolto” in questo contesto significa stimolare un’attenzione a tutto campo verso la realtà esperienziale quotidiana. In particolare creare con il sonoro del mondo che ci circonda un nostro dialogo caratterizzato dall’attenzione, da una feconda “lentezza", che ci permetta di ascoltare dove per abitudine sentiamo solamente. I comportamenti sociali rendono la nostra vita poco consapevole dei ritmi della natura, del nostro corpo, dell’ambiente nel quale siamo immersi; nella cultura della velocità consumistica l’imperativo è “avere tutto e in fretta”.
     Combattiamo questa specie di graduale e incisiva propaganda sull’inconsistenza del quotidiano, sullo stemperarsi emozionale dei progetti, sul ridurre i programmi di vita a spazi sempre più esigui e coincidenti  alla fine col darsi da fare o col sapersela cavare per sopravvivere. Teniamo viva l’abitudine e questo gusto completo verso il mondo che ci parla, che ci permette anche di tessere un rapporto più immediato con ciò che consideriamo “musica”, abbattendo i confini tra opere d’autore, intoccabili, conchiuse e le realtà sonore esterne. Tutto, quindi, è da ascoltare, da assaporare, da vivere come esperienza straordinaria. Echi della città che si sveglia, del mondo che si svela e, se il mondo della natura ci ha già offerto dei frammenti di sé e dato la possibilità di viaggi sonori affascinanti, perché non perderci questa volta, tra le strade della nostra città? Quante voci la riempiono e quali sono, come s’intrecciano tra di loro, da dove provengono. Voci da macchine pubblicitarie, da maxi schermi, da telefonini, dai grandi magazzini . . . voci metalliche, suadenti, imperiose.
      In un quadro di questo tipo non può mancare un riferimento ai problemi dell’ambiente e del degrado ambientale. E’ utile che in noi stessi, ma essenzialmente nei giovani, nasca e cresca l’interesse per questo tema, che non può essere demandato ai tecnici, siano essi economisti, politici o scienziati. Noi tutti, giacché persone che crescono con un futuro, dobbiamo acquisirne consapevolezza. Il mondo culturale dell’uomo nasce anche dal rapporto creatosi con il mondo circostante; relazione quella strettissima esistente tra stati d’animo, emozione, condizione umana e ambiente. Passeggiando tra le strade della nostra città, costruiamo una partitura vocale da realizzare collettivamente e non individualmente al proprio computer in una comunicazione virtuale che, a volte, e mi riferisco in particolare ai giovani, diventa disperazione da vuoto di senso!
Articolo tratto da www.stampasud.it
di Rina Di Giorgio Cavaliere