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Presso il centro Baobab di Foggia il responsabile dell'Ufficio immigrazione della Questura incontra associazoni ed operatori per confrontarsi sull'attuale normativa.
Foggia - Quando si parla di stranieri in Italia è naturale confrontarsi con il cosiddetto 'pacchetto sicurezza', il provvedimento del 2008 che modifica le norme in materia di immigrazione e che, sotto la dicitura di 'misure urgenti in materia di pubblica sicurezza', introduce alcune novità nella giurisdizione esistente ma presenta anche delle criticità di difficile comprensione. Questa mattina, presso il centro interculturale Baobab, è stato il responsabile Ufficio immigrazione della Questura di Foggia Antonio D'Introno a confrontarsi su questo con gli operatori del settore e le associazioni che si occupano della gestione degli sportelli informativi per immigrati. Gli stranieri extracomunitari possono essere regolari sul territorio nazionale, irregolari, se siano stati censiti in qualche modo, o clandestini. L'aggravante del reato di clandestinità, che secondo la normativa dovrebbe fungere da deterrente nei confronti di ulteriori immigrazioni, è la novità fondamentale del pacchetto sicurezza.
Ed è a questa condizione di invisibilità che si abbinano le espulsioni coattive, che tuttavia si scontrano con una giurisdizione ancora insidiosa e una logistica irreale che prevede tempi molto dilatati. In questa fase subentrano i Centri di identificazione ed espulsione (Cie), in cui gli immigrati resterebbero sei mesi prima di essere invitati a lasciare il Paese entro cinque giorni. Se non ottemperassero a tale ordine e fossero arrestati, sarebbero processati per direttissima. “Con il pacchetto sicurezza, insieme al reato di clandestinità, c'è il rischio del 'reato' di solidarietà”: è con queste parole che il responsabile del centro Domenico La Marca introduce il confronto con le istituzioni. Ma la provocazione riguardava appunto alcune storture che la normativa non argina pienamente, in relazione alla differenza sostanziale tra l'attività filantropica di assistenza e il favoreggiamento personale del reato di clandestinità. In questo senso ciò che evidenzia Antonio D'Introno è soprattutto la necessità di una sana e corretta informazione dal momento che, nonostante l'inasprimento di certe regole di chiusura, dice: “Per le diverse situazioni di ogni utente straniero esiste un percorso di regolarità possibile”. D'Introno spiega le questioni relative alle quote lavoro, che prevedono di programmare i flussi migratori dei lavoratori extracomunitari non stagionali, ma descrive anche ipotesi di decreti di espulsione anche in caso di necessità di cure mediche o di divieto di ingresso persino per chi abbia patteggiato una condanna oppure abbia subito solo una denuncia. Ciò implicherebbe una eventuale pericolosità sociale dei soggetti, contro cui interviene il muro innalzato dalla norma, improntata proprio a finalità di ordine pubblico. Il ruolo dell'associazionismo e il dialogo con le istituzioni si rivela fondamentale per evitare situazioni estreme, al di là di stratagemmi pericolosi e situazioni di legalità ibrida. (Il Grecale/ Samantha Berardino)
Articolo tratto da www.ilgrecale.it
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