(03/10/2009)
FRANCHINO CONTILLO E LA VOCE BELLA DEL CUORE


di Rosario Brescia

Strana cosa la vita.

A volte ci pone di fronte persone che sembrano importanti e capaci, salvo poi farci scopri­re che quella grandezza altro non è che il risultato misero di situa­zioni fortunate, molto spes­so colte furbescamente magari anche a discapito di altri: la somma di piccole storie insom­ma, che pur non meritan­dolo, a volte trovano pure il modo di farsi raccontare.

Davvero strana cosa la vita.

Altre volte, viceversa, ci fa incontrare persone umili e "piccole", e poi magari ci fa scoprire che le stesse sono ricche di tante sto­rie che gran­di e belle. Storie che il più delle volte, forse, nessuno mai rac­conterà.  Se tanto può bastare, dunque, come premessa al tentativo di fregare la stranezza della vita, e se i "grandi" (quelli dalle storie spesso piccole) per una volta non ce ne vorranno, allora una storia diversa la vogliamo proprio rac­contare.

Questo nostro racconto prende il via da Sant’Agata di Puglia nel 1943, quando, a seguito di poliomielite, una malattia incurabile in quegli anni, un bambino, Franchino Contillo, perde completa­mente l'uso delle gambe.

È vero, adesso qualcuno ob­bietterà: "Ma questa è una storia triste!?!".

Si, forse per certi versi lo è. Ma a volte, a ben guardare, proprio nelle pieghe della tristezza la vita nasconde spesso il piacere della pienezza, della bellezza e dell’armonia.

Ma riprendiamo il nostro racconto.

Il tempo trascorre lento in quel mesto periodo del dopoguerra e il piccolo protagonista della nostra storia cresce passando tra numerosi interventi chirurgici e trascorrendo buona parte della sua infanzia in diversi istituti.

Cresce e ben presto scopre, e fa scoprire a chi gli vive accanto, di avere una naturale propensio­ne al canto.

Ha, insomma, una bella voce, fatto che lo vede mano mano al centro di numerose feste paesane dove sempre più spesso viene invitato a cantare e dove immancabil­mente viene applaudito calorosa­mente.

E arriviamo così agli anni sessanta. I giorni passano lenti per Franchino Contillo, costretto a trascorrere spesso intere giornate chiuso in casa, soprattutto nel periodo invernale, quando la sua condi­zione di disabile non gli permette di spostarsi facilmente: la sua abitazione si trova sulla parte più alta del paese, in prossimità del castello.

Unico passatempo di quegli anni, la radio, che attraverso la bella musica lo aiuta “viaggiare” con la fantasia rendendogli meno lunghe le interminabili giornate invernali. Due le tra­smissioni radiofoniche che in particolare piacevano a Franco: la Corrida e la Hit Parate; la prima gli faceva sognare anche un  sogno possibile, la seconda lo faceva semplicemente sognare, ma a lui tanto bastava.

Fu proprio verso la fine degli anni sessanta che un amico convince Franchino  ad accarezzare “il sogno possibile” e lo spinge a far domanda di ammissione alla Corrida : "Tu sei bravo, Franchino, hai una bella voce, canti bene: vedrai che se ti chiamano… "

Stimolato proprio da qualche buon amico, e dalla voglia di provare a realizzare un sogno “possibile” sognato tante volte, Franchino Contillo scrive alla RAI.

A maggio del 1971, quando armai non ci spera quasi più, arriva l'invito a partecipare alla trasmissione del grande Corrado.

In compagnia del fratello, Franchino parte per Roma, partecipa alla tra­smissione e vince il primo premio di quella edizione, cantando il brano di Massimo Ranieri "Rose rosse" e riceve come premio venti gettoni d'oro.

Realizzato il “sogno possibile”, sulla scia anche di quel succes­so che gli aveva fatto ricevere a casa anche numerose lettere di ammiratori che si com­plimentavano con lui, Franchino comincia a sognare anche il "sogno impossibile". Con enormi sacrifici prende a partecipare a numerosi concorsi canori anche fuori regione, piazzandosi quasi sempre tra i primi posti.

"Bravo, molto bravo ... " gli dico­no spesso i componenti le varie giurie dei concorsi. Una volta arriva anche a superare alcune selezioni di una edizione del Festival di Castrocaro, ma riesce a giungere però solo alle semifi­nali. Trascorrono così diversi anni; nonostante, però, i grossi sacrifici che la sua condizione fisica gli impongono e pur met­tendocela tutta, non riesce ad arrivare al "grande pubblico" .

Inutile dire che più il tempo passa, tra mille tentativi di rea­lizzare il "sogno impossibile" che non trovano rispondenza nella realtà, e più il nostro Franchino si convince che forse per sfon­dare non basta avere solo una bella voce, e capi­sce che il cammino in quel mondo fatto di “immagine”, oltre che di suoni, si trasforma spesso in una corsa "ad ostacoli". Un tipo di corsa difficile, dunque, ancora di più per lui che, per via della sua malattia, è stato costretto “alla lentezza” dalla vita.

E arriviamo, allora, ai giorni nostri.

Oggi Franchino vive ancora con gli anziani genitori sulla parte più alta del paese, proprio nei pressi del castello. Non ha un mezzo di loco­mozione suo, cosa che gli crea non poche difficoltà: Sant'Agata di Puglia, paese di montagna, per un disabile rappresenta purtroppo un’unica grande bar­riera architetto­nica. Di quella es­perienza della Corrida gli sono rimaste due sole cose: il ricordo (la cosa più bella) e uno solo di quei gettoni d’oro ricevuti in premio. Gli altri li dovette vendere tutti quasi subito, per necessità. Gli è rimasta, però, la grande passione per il canto, e quando  in paese c'è una qualsiasi occa­sione di gioia, la sua voce, dolce e decisa continua lieta ad anima­re tanti momenti di festa. Come è capitato anni fa a Torino, quando fu ospite nell’ambito della “Festa dell’Orecchietta” promossa dall’Associazione Santagatesi a Torino, o come è capitato non molto tempo fa a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, dove ha vinto un concorso canoro salutato da un’esplosione di applausi: un vero trionfo. E come accadeva molti anni fa, ancora capita spesso di sentire la gente ripetere: “…Però, che bella voce!". 

Ed eccoci giunti, allora, alla fine di questa storia. È vero, forse risulta un po' difficile cogliere un lieto fine tra le righe di questo racconto. Credeteci però: basterebbe conoscere Franchino di persona per capire che la sua è una storia comunque bella.

Per­ché, se è vero che il nostro amico non ha incontrato il "grande pubblico",  altrettanto vero è che le emozioni più vere arrivano spesso dalle cose più semplici, come il piacere di cantare semplicemente per gli amici, quelli che sanno apprezzare il valore immenso dei sentimenti che una canzone può dare.  E proprio sulle note di qualche bella canzone, con un sorriso da fare invidia stampato sulla faccia, Franchino riesce a fare trasparire sempre la bellez­za di una grande serenità. E non è cosa da poco per chi ha dovuto trovare la forza di "camminare" attraverso mille "sogni impossibili" per imboccare la strada che porta ad apprezza­re la vita, quella fatta di sogni possibili.

Quei sogni che pur essendo piccoli, quando si realizzano hanno la grande capa­cità di rendere concreto e gioioso il senso della vita, semplice­mente.

Ed eccolo, allora, il lieto fine di questa storia: la voce di Franchino Contillo è la voce bella ed essenziale della vita, capace di far vivere anche "mille sogni impossibili" nella semplicità, nella pienezza e nella bellezza della vita stessa. Anche quando sai che ti è stato nega­to qualcosa di importante, e il "cammino" è faticoso e tutto in salita. Anche quando, per raccontare i sentimenti belli di tutta una vita hai a disposizione solo qual­che minuto.

Giusto il tempo di una canzone, appunto.
Rosario Brescia 
Tratto dalla rivista“Il Nuovo Santagatese”