(23/09/2009)
I CENTO ANNI DI MICHELE CONTILLO


di Mariagrazia Bonuomo

Questa volta ho deciso di parlarvi di una persona speciale che questo anno e precisamente il 25 settembre compie la meta ambita da molti, cento anni. Il suo nome è Michele Contillo detto da molti Ciccone, vive con sua moglie Carmelina Marinaccio che di anni ne ha soli si fa per dire ottantotto.
Ho deciso di intervistare il signor Michele perché credo che abbia molto da insegnarci, per la voglia di vivere che mostra ogni giorno ma soprattutto perché il suo matrimonio celebrato nella Cappella di San Gerardo il 13 settembre dura da ben 68 anni , esempio vivente di chi sostiene che l’amore eterno esiste. Il loro matrimonio ha messo al mondo quattro figli e 5 nipoti. Ho fatto molte domande a Michele ma anche a Carmela entrambi mi hanno risposto senza riserve pieni di commozione nel ricordare e nel porsi in maniera genuina come insegnanti di vita. 
Non sto qui ad elencarvi le domande e le risposte perché non basterebbe questo spazio, ma vi faccio un sunto di quello che secondo me ha avuto più importanza.  Ho chiesto se hanno vissuto la povertà lui mi ha risposto naturalmente di si, figli entrambi di contadini non avevano nulla se non un pezzo di terra in località “li Triscete”, dove si recavano ogni giorno con la mula e l’asino che naturalmente convivevano nella loro casa. Lui ha fatto solo il militare nei bersaglieri ma non la guerra perché ha un occhio offeso, che li ha evitato di andare in battaglia, ma che sicuramente non gli ha impedito di vivere gli anni difficili del dopoguerra e Michele li ha vissuti entrambi essendo della classe del 1909.
Gli ho chiesto se potesse tornare indietro risposerebbe sua moglie e lui testualmente mi ha risposto “si, mi ha dato più frutto che sofferenza……, mi ha aiutato molto nel lavoro dei campi, conosceva il mestiere perché anche lei era figlia di contadini come me”, per qualche secondo dopo questa risposta si è fermato e con la commozione negli occhi ha continuato a parlare dicendo: ” e ora mi accudisce come un bambino di un anno”.
 Per tirarlo su dato il suo evidente momento di tristezza gli ho chiesto di cantarmi una canzone che ricordava e lui di certo non si è risparmiato. “ ero guaglione e l’amore facevo, carcere non sapevo, Carcere di Foggia e tribunale di Lucera non conoscevo, e ora mi trovo in galera senza sapere perchè! “. “Cammina bersagliere e non si stanca mai, cammina allegramente cammina con botton”, ma è soprattutto nello sciamano (il don Giovanni del paese), che si esprime di più aggiungendo anche il movimento delle braccia: “ Viene lo sciamano che butta il fumo in faccia a mia sorella per corteggiarla, la prima, la seconda la terza volta, stanco di questo atteggiamento gli faccio saltare la testa, indovinate dove va a finire? A New York in America”. Dopo questo piccolo spettacolo si ricompone e divertito ricomincia a parlare delle sua terra di quello che coltivava, del buon vino che faceva 15 barili ogni anno (circa 15 damigiane da 50 l), al che gli chiedo se ancora lo beve e lui risponde di si, non molto un bicchiere ad ogni pranzo. E’ questo il segreto per arrivare alla sua età? E lui mi risponde forse e poi aggiunge l’importante è avere il dono della salute e lui questa fortuna l’ha avuta soprattutto se consideriamo che fino a novantasette anni è andato a lavorare il suo orticello in campagna.
È il momento delle foto, chiedo ai due coniugi di mettersi in posa insieme poi con i nostri incentivi scatta anche un bel bacio tra loro, con stupore Michele mormora lasciandoci un po’ tutti stupiti: ma a me piace dare di più i bacetti a mia moglie di notte!”.
Non so se ho reso l’idea della bellezza di queste persone compreso dei figli che si alternano a turno sacrificando le loro vite trascorse quasi per tutti al nord dove hanno trovato lavoro e famiglia. Una cosa è venuta fuori da questa chiacchierata con i coniugi Contillo e che mi piace sottolineare, come valori che un po’ tutti dovremmo perseguire come si è fatto da sempre ma che spesso per motivi vari dimentichiamo,  oltre al vino e alla salute per “campare” di più c’è bisogno di affetto e di stima reciproca ma anche di sesso che nel corso degli anni diventano effusioni piccoli gesti che mantengono grande l’amore per la propria compagna e per la vita. Vi lascio con una bella poesia antica che ci ha regalato la signora Carmela che certo non si è risparmiata durante la nostra chiacchierata dedicata alla Madonna della consolazione e un saluta da parte di tutta la famiglia alla zia Lucietta vedova di Antonio Marinaccio di Deliceto con il quale sono parenti esprimendo il loro cordoglio e la loro voglia di rivederli presto.
“Maria della consolazione, tu sei una grande signora, 
benedici la campagna e noi poveri peccatori,
statti bene madonna mia devo tornare a casa mia, 
ma se non avrei da fare con te vorrei stare
statti bene madonna mia ci vediamo l’anno prossimo e se non ci vediamo qua ci vediamo all’eternità.” 
Maria re la Cunsulazione , tu sì na gran segnòra, 
benerìce la campagna e nuje povere peccature.
 S
tatte bòna Maronna mija me n’aggia scì a la chésa mija, 
ma se nun avarrija che fè nziéme cu tté vularrija sté. 
Statte bòna Maronna mija uanne che véne ne verìme se nun ne verìme qua a la santissima ternetà.