(23/07/2009)
I LIBRI DI MARIO METTA, E MI RICORDO DI POLA


di Carmine Granato

Ogni tanto apro i libri di Mario Metta e mi ricordo di Pola.Cosa c’entro io con Pola? 
Intanto Pola l’ho visitata e forse ci ritorno anche quest’anno perché è una bella città e tutta l’Istria è bella e accogliente. E poi  a Pola era nato e vissuto  fino alla fine della seconda guerra mondiale colui che sarebbe diventato mio suocero, il professore Enrico Cattonaro, che abitava a Pola in Via Carducci. Come  Mario Metta anche mio suocero  fu costretto ad abbandonare città e casa e si rifugiò prima in provincia di Udine e poi a Padova. 
Moltissimi istriani scelsero di fermarsi nel Veneto perché l’Istria parlava veneziano e tuttora c’è  gente che parla in dialetto veneto o addirittura in veneziano. Non conoscevo Mario Metta altrimenti sarei passato per Accadia a salutarlo. L’ho conosciuto tramite il nostro sito e allora ho deciso di leggere qualche suo libro e di parlarne ai miei quattro lettori. 
Mario Metta, il professore, è poeta vero e impegnato in un’opera che io trovo straordinaria perché tra  il dialetto di Accadia e la parlata istriana c’è di mezzo un oceano. Eppure Metta è riuscito a entrare nell’anima del dialetto accadiese  con studio e impegno, ma ora  lo padroneggia con disinvoltura e naturalezza. 
I suoi volumi che ogni tanto  leggo sono: “Ru Cundava Tàton” e  “ La Trasonna   e àt fattaridd”.
Sono due  affreschi di un paese che è cambiato moltissimo. Il sindaco Miranda  ha fondato la nuova Accadia e il paese ha cambiato pelle, ma non ha perduto il suo fascino e la sua poesia e Mario Metta ne è il cantore spontaneo e grato alla cittadina pugliese che lo ha accolto come un figlio. 
Una delle poesie che leggo con piacere si intitola “Se mi fosse dato” e che trascrivo perché  secondo me  rispecchia la sensibilità e la grandezza di Mario il poeta:
Se mi fosse acconsentito/ di scrivere/ con una penna fatata/ per almeno un momento, / delle bellezze/ che mi stanno attorno/ e di tutto quello che/ il cielo mi ha dato, / vi racconterei; / Lo Ringrazierei/ di avermi fatto uomo,/ e non animale,/  e Gli chiederei perdono,/ se spesso, però,/ mi comporto come tale. 
Per gli amanti del  genere consiglio anche la lettura in dialetto perché  le espressioni dialettali forse la rendono ancora più profonda e fresca. 
Ringrazio Mario per averci regalato un po’ della sua sensibilità  e lo invito a continuare a scrivere 
Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di poeti  che ci invitino alla riflessione e non di eroi. 
Sono anche i poeti spontanei come Mario Metta che sanno indicarci la strada da percorrere per ritrovare l’Uomo che a volte  perdiamo in questo mondo che non ha più tempo per fermarsi a pensare.
Carmine Granato